“Maria Stuarda” di Gaetano Donizetti

Standing ovation per Mariella Devia

Si spengono le luci in sala e già le prime note del preludio fanno pensare che quella che è appena iniziata sarà una grande Maria Stuarda (la versione è quella Malibran).

A far da garante in effetti c’era già il nome di Mariella Devia, nel ruolo che dà il titolo all’opera. Ma l’inaugurazione della stagione d’opera del Pavarotti di Modena, il 4 novembre scorso, è stata un grande successo non solo grazie alle supreme doti vocali e teatrali dell’inossidabile soprano ligure, ma anche grazie alla direzione attenta e ricca di contrasti di Antonino Fogliani (alla guida dell’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna), alla regia rispettosa ed efficace di Francesco Esposito e alle scene cangianti di Italo Grassi.

All’alzata di sipario, la grata d’acciaio sospesa sul palco sotto la quale inizia a cantare Elisabetta, fa subito pensare che la prigionia non riguardi solo “la cattolica”, ma anche la “regina vergine”: Maria reclusa da anni su ordine di Elisabetta, ed Elisabetta prigioniera nei suoi stessi palazzi, inchiodata dalle responsabilità, dal giudizio dei suoi stessi sudditi e degli altri potenti. La direzione di Fogliani si inceppa solo per brevi momenti all’inizio, per poi scivolare leggera e dinamica fino alla fine dell’opera. Il cast vocale è stato letteralmente portato per mano dalla Devia che ha regalato al pubblico del Pavarotti (letteralmente in visibilio) momenti altissimi di teatro musicale, come il cantabile “Oh nube, che lieve”, che Fogliani ha accompagnato staccando un tempo leggermente più lento del solito, conferendogli un carattere sommesso e accorato che ha davvero mosso a commozione, o come la “Preghiera e Coro” del Finale dell’opera, solenne ed eterea come deve essere.

Apprezzata la prova vocale di Ugo Guagliardo (Talbot), dal suono potente e penetrante, mentre più debole è apparso il resto del cast. Nidia Palacios, nei panni di Elisabetta, che nelle prime tre scene è sembrata palesemente in difficoltà –probabilmente a causa dell’emozione – si è poi ripresa nel prosieguo dell’opera, senza riuscire tuttavia a conferire alla regina dignità e fierezza convincenti. Poco volume anche per Leicester, Bülent Bezdüz (che ha sostituito Adriano Graziani, assente per indisposizione), intonato, ma qua e là sovrastato dall’orchestra. Buona la prova del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, diretto da Corrado Gasati e splendidi i costumi, sempre curati dal regista, Francesco Esposito. Menzione speciale per le ottime luci di Fabio Rossi, che hanno restituito un’atmosfera quasi cinematografica. Loggione in delirio, standing ovation e non ricordo più quante chiamate alla ribalta per Mariella Devia.

Maria Stuarda, tragedia lirica in tre atti – Libretto di Giuseppe Bardari, da Maria Stuart di Friedrich Schiller – Musica di Gaetano Donizetti – Edizione critica a cura di Anders Wiklund, Universal Music Publihing Ricordi s.r.l., Milano

Personaggi e interpreti: Elisabetta: Nidia Palacios – Maria Stuarda: Mariella Devia – Roberto, conte di Leicester: Bülent Bezdüz – Giorgio Talbot: Ugo Guagliardo – Lord Guglielmo Cecil: Gezim Myshketa – Anna Kennedy: Caterina Di Tonno
Direttore: Antonino Fogliani – Regia e costumi: Francesco Esposito – Scene: Italo Grassi – Light designer: Fabio Rossi – Allestimento: Opéra Royal de Wallonie di Liegi, Coproduzione della Fondazione Teatri di Piacenza e Fondazione Teatro Comunale di Modena
www.teatrocomunalemodena.it
Foto di Rolando Paolo Guerzoni