Mikhailov Boris a Palazzo Grassi

Mercoledì 25 gennaio

Mercoledì 25 gennaio a Palazzo Grassi, Mikhailov Boris, uno dei più grandi interpreti della fotografia sovietica, dal dopo guerra ad oggi.
Le sue opere sono esposte in tutta Europa, negli Stati Uniti, tra cui al MoMa di New York, al Carnegie International di Pittsburg, all’institute of Contemporary Art di Filadelfia, al MIT List Visual Arts Center di Cambridge, al Centre national de la photographie di Parigi e al Museo Stedelijk di Amsterdam e alla François Pinault Foundation di Venezia.

Durante la conferenza stampa, coordinata da Silvia Burattin, docente dell’Università di Cà Foscari di Venezia, Mikhailov ha presentato e illustrato al pubblico alcune “serie”, progetti fotografici che ha selezionato nei suoi 30 anni di carriera.
La sua riflessione parte dalla serie di foto post guerra, dove l’eroe russo, bello e romantico prevaleva sul reportage fotografico denso di particolari e simboli del periodo bellico e post-bellico, usati da tutti i fotografi che volevano raccontare la Russia in quel periodo.
Negli anni ’60, invece, Mikhailov afferma di non aver più cercato l’eroe russo, ma di sentire l’esigenza di raccontare la vita dell’uomo russo.
Fotografie non premeditate, ma reportage di vita quotidiana.
L’uso del nudo in questo ventennio è raro per l’artista, in quanto fotografare corpi nudi avrebbe destato molto scandalo.

La “serie fotomontaggi” ha decretato il successo dell’artista.
Mettere insieme più immagini, colorarle e rifotografarle riscosse molto successo in quell’epoca. Rappresentava innovazione ed un modo alternativo di fare fotografia, rendendola meno realista è più surrealista.
Il segreto del successo di quelle immagini Mikhailov lo attribuisce al fatto che agiva in modo indipendente dalle regole pittoriche, proponendo immagini fotografiche fuori dagli schemi.
Durante la proiezione delle serie il fotografo sovietico illustra l’uso del seppia e del blu nelle serie dedicate alla guerra, che ne rafforzano il messaggio.

L’uso di un punto di vista non convenzionale, ma a punto vita e lo scatto senza lo sguardo filtrato nel mirino, lo hanno aiutato ad immergersi nella scena, coinvolgendo lo spettatore che guarda le foto a sentirsi parte attiva della storia narrata.
Mikhailov Boris, grazie alla varietà di tecnice e storie narrate è uno dei fotografi più importanti dell’Europa orientale che ha influenzato in modo significativo tutta l’arte concettuale e la fotografia documentaristica.

Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio