“Mi sa che fuori è primavera” di Concita De Gregorio

Irina è una cittadina del mondo, nelle sue vene scorre sangue di genealogie separate dagli Oceani.
_ Irina, cittadina italiana, che per studio e lavoro ha camminato per il Mondo, ha vissuto in Svizzera e ha fondato la Missing Children Switzerland (https://www.missingchildren.ch/fr/la-fondation/) per poter essere ascoltata e per aiutare altre persone che avessero l’urgenza di farsi ascoltare.

Irina è andata a bussare alla porta della giornalista Concita De Gregorio, per “ricomporre tutti i pezzi, per ricostruire i frammenti come si ripara un oggetto rotto, prenderlo in mano e portarlo fuori da me. Per tenerlo accanto. Portarlo in tasca, metterlo in borsa, ma intero”.

Irina è la mamma di Alessia e Livia, due gemelle scoparse dal gennaio 2011. Il padre, per dispetto, per vendetta, per egoismo, per opporsi al divorzio, le portò via in una domenica di fine gennaio. Cinque giorni dopo si suicidò, ma Livia e Alessia erano svanite nel nulla.
_ Mi sa che fuori è primavera ricostruisce con i toni dell’inchiesta, ma con parole delicate che trafiggono l’anima, gli anni, la vita, l’esperienza di Irina e delle sue bambine prima e dopo il 30 gennaio 2011.

Irina è una donna forte e coraggiosa, che vive oltre il buio. Perché finchè vivrà, anche Alessia e Livia vivranno, non ci sarà nessuna indifferente pratica o sbrigativa formalità in A4 da firmare, nessuna pretesa dell’autorità svizzera di dichiarare la morte presunta di due bambine svanite nel nulla.
_ Concita De Gregorio, precisa e senza fronzoli da scoop, ha raccontato la vicenda feroce, contro natura, di una madre che non si arrende.

Irina è una mamma che non ha mai provato invidia, è una donna capace di moltiplicare il suo amore, di rinascere, nonostante il vuoto dentro, nonostante la disapprovazione degli altri, “perchè purtroppo il dolore da solo non uccide”.
_ Mi sa che fuori è primavera è un romanzo potente, che lascia una ferita aperta in chi legge; impossibile restare indiffernti al dolore e alla battaglia di Irina. Mi sa che fuori è primavera è narrato attraverso le riflessioni della De Gregorio e i ricordi di Irina, attraverso lettere scritte alla nonna quasi centenaria, alla maestra di Alessia e Livia, al fratello, agli amici, al padre, al procuratore capo della polizia investigativa, a Luis, uomo gentile, che disegna cartoni animati, che il Destino ha messo sulla sua strada mentre cercava di vivere l’Assenza; è un libro fatto di interrogativi, di dubbi sulle indagini frettolose, su due sacche da vela sparite, su psicologhe non ascoltate, su risposte mai ricevute, su silenzi, su indizi non raccolti, sulla frustrazione di sentirsi una cittadina straniera, per di più donna, come fosse una colpa, in Svizzera.

Irina è una sopravvissuta che lotta continuamente, “la presenza di chi manca è un assedio”.
_ Verso la fine del libro, quando già la commozione di chi legge crea un filo immaginario, ma ben marcato, di solidarietà, di protezione e di speranza verso questa donna, piccola leonessa, Concita De Gregorio inseriesce un’arguta riflessione sulla parola mancante. Esiste un termine che descrive chi ha perso il marito, la moglie, i genitori. Non c’è un’espressione italiana per indicare un genitore che perde un figlio. La trova nella Bibbia, in ebraico, la trova in arabo, in sanscrito, in greco antico e moderno.

Concita De Gregorio, Il dolore da solo non uccide, Feltrinelli, 2015, pp 122, € 13.00.

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