Tra i palazzi alti e grigi di una città qualsiasi, c’è una casa coloratissima, dove i giocattoli non sono semplici articoli in vendita, ma oggetti magici con una propria vita e una propria volontà. È il negozio di Mr. Magorium (Dustin Hoffman), un frizzante signore di 243 anni, che gestisce la sua bottega da tempo immemorabile per la gioia di tutti i bambini. La sua assistente è Molly Mahoney (Natalie Portman): una ragazza solare e piena di fantasia che, però, stenta a trovare la sua strada. Dopo essere stata un precoce talento musicale, a 23 anni Molly non ha ancora composto il suo primo concerto. La sua melodia si blocca sempre sulla stessa nota e lei non riesce più a credere in se stessa. Anche per questo, quando Mr. Magorium annuncia la sua dipartita e dice di volerle lasciare il negozio, la giovane assistente entra nel panico. Anche la bottega non vuole saperne di perdere il suo creatore. I giocattoli impazziscono e tutto comincia a diventare grigio.
Sugli schermi a partire dal 25 gennaio, Mr. Magorium e la Bottega delle Meraviglie ricorda, prima di tutto, quanto sia cambiato il cinema per bambini dai tempi in cui l’immaginario infantile era appannaggio quasi esclusivo della Disney. Ormai i film per i più piccoli sono un tormentone. Se ne producono di tutti i tipi, dalla lunga saga di Harry Potter ai capolavori in stop-motion di Tim Burton. Questa moltiplicazione, almeno, ha permesso al genere di diversificarsi molto, sia negli stili utilizzati che nei valori trasmessi. Le nuove favole di celluloide sono diventate tutte meno ovattate, meno buoniste e sempre più innegabilmente dark. Persino il colosso disneyano ha dovuto cominciare a prendersi seriamente in giro. Il suo ultimo gioiellino, Come d’incanto (Enchanted), è un megamix di prodotti “Buenavista” riveduti e corretti in chiave satirica.
Un pizzico di cinismo, più parsimonia nei buoni sentimenti e un occhio attento a citazioni e rimandi: questa sembra la formula ormai vincente della maggior parte dei film “per bambini”. L’attenzione al lato oscuro della vita, d’altra parte, non è un’invenzione così originale. Le favole, quelle tradizionali, sono sempre state piene di storie terrorizzanti e di personaggi orribili, concepiti apposta per mettere in guardia i più piccoli dalle insidie del mondo e indirizzarli verso comportamenti ritenuti più corretti. Il problema maggiore di Mr. Magorium, forse, è proprio la sua incapacità di trovare una collocazione precisa sia rispetto a queste tendenze, sia rispetto al tradizionale “spirito disney”. Basti pensare a un fatto particolarmente clamoroso: in questo film non c’è “il cattivo”, vale a dire la figura spesso più interessante delle favole, tanto moderne quanto antiche. Non si tratta di essere morbosamente attaccati al manicheismo del confronto tra bene e male. Semplicemente, “il cattivo” è uno snodo fondamentale dal punto di vista sia del racconto, sia del significato. Per eliminarlo c’è bisogno di un gran buon sostituto.
In Mr. Magorium il “male” sono l’insicurezza, la paura di diventare grandi, il rifiuto di assumersi le proprie responsabilità. Il cattivo contro cui si batte Molly è se stessa, o meglio, la sua incapacità di far brillare la scintilla che è in lei. Il messaggio è chiaro: bisogna saper tornare bambini senza perdersi nell’infanzia; ritrovare la capacità di giocare, senza perdere quella di mettersi in gioco nella vita. Nulla da eccepire, se il film non fosse davvero troppo esplicito per rivolgersi ai grandi, e troppo psicologico e pseudo-introspettivo per essere apprezzato dai bambini. L’idea, insomma, si presterebbe facilmente a uno sviluppo più intenso e meno stucchevole, rispetto a quello proposto da Zach Helm. Il giovane regista (23enne!), d’altra parte, è alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa. Nasce come sceneggiatore e, in effetti, la storia di Mr. Magorium, da lui inventata, è piena di spunti interessanti, che sarebbero forse più efficaci se lasciati alla libera immaginazione dei bambini. Gli adulti, invece, come diceva il Piccolo Principe, amano le cifre. Allora, ecco spuntare un set di 2mila metri quadri, con più di 10mila giocattoli: un’opulenza che rischia di togliere molta “meraviglia” alla bottega, facendola assomigliare di più a un ipermercato. Anche i grandi nomi del cast sono spesso “esagerati”, con la loro sfilza di sorrisi tiratissimi.
Mr. Magorium, paradossalmente, ha il problema di essere una pellicola troppo “pensata”. Non riesce a sprigionare quell’incanto e quella magia che, invece, pretende di mettere al centro della storia. Ciò non toglie che il film sia pieno di trovate davvero graziose, capaci di commuovere e coinvolgere perfino i più scettici. Se anche un solo bambino comincerà a chiamare “mutanti” i grigi signori in giacca e cravatta, come il goffo personaggio del contabile raffigurato nel film, allora vorrà dire che per fortuna lo spirito di Mr. Magorium non è andato perduto.






