“Mr. Pùntila e il suo servo Matti” all’Elfo di Milano

Il primo Brecht dell’Elfo

Come uno dei personaggi di Luci della città, il ricco possidente Pùntila è un egoista che pensa solo al suo tornaconto quando è sobrio, mentre è generoso e comprensivo verso gli altri quando è ubriaco. Da sobrio vorrebbe che la figlia sposasse l’attacché, per via del suo titolo nobiliare. Da ubriaco detesta questo idiota e preferirebbe che la figlia sposasse il suo autista, Matti.

Qualche giorno prima del debutto dell’allestimento diretto da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, le pagine milanesi de “la Repubblica” titolavano Che sorpresa, Brecht fa ridere. In realtà, che Brecht possa far ridere non dovrebbe essere così sorprendente: diversi dei suoi testi utilizzano gli strumenti della farsa, della satira e della caricatura. Però, effettivamente, quel titolo coglieva nel segno rispetto alle associazioni di idee che il nome del drammaturgo tedesco evoca in molti spettatori, per i quali è sinonimo di un teatro “impegnato” che contrasta radicalmente con qualsiasi possibilità di divertimento, una sorta di equivalente teatrale della “Kotiomkin” fantozziana. Lo spettacolo dell’Elfo mira dunque esplicitamente a sovvertire questa diffusa percezione: nella presentazione si legge che in questo caso “Karl Marx incontra suo fratello Groucho”.

Alla prova dei fatti, lo spettacolo – nella cui messa in scena si percepiscono molteplici rimandi cinematografici ma anche sentori di commedia dell’arte e di spettacoli di clown – funziona molto bene nei suoi meccanismi comici. Alcuni momenti sono davvero esilaranti. Ad esempio, quello in cui Pùntila, a furia di insulti, riesce a superare le barriere delle interpretazioni diplomatiche dell’attaché e finalmente si libera di lui, oppure quello in cui Matti sottopone a prove la figlia di Pùntila per verificare che possa diventare veramente la moglie di un proletario. Pur essendo al loro primo Brecht, gli “Elfi” trovano in questo testo pane molto adatto ai propri denti. Segnalare qualche nome significherebbe in questo caso dimenticare ingiustamente gli altri componenti di una compagnia molto affiatata, ma la Eva di Elena Russo Arman e l’attaché di Umberto Petranca ci sono parsi, in questa chiave, particolarmente riusciti.

Per quel che riguarda i contenuti ideologici del testo – indubbiamente la componente più controversa, e oggi più difficile da gestire, di qualsiasi opera di Brecht (trascurala e sarai accusato di fare Brecht senza Brecht, sottolineala e sarai rimproverato di attardarti a riproporre un dinosauro…) – si direbbe che qui si riducano a qualche discorso ad alto coefficiente retorico che sembra giustapposto agli sviluppi farseschi col risultato di far calare il ritmo dello spettacolo. Per dar sostanza a questi momenti e farcene sentire l’esigenza non bastano i tentativi di “attualizzazione” condotti sulla base di facili (e fuorvianti) espedienti come quello di usare nella traduzione (del dialogo finale tra Pùntila e Surkkala) parole come “contratto a tempo indeterminato” e “posto fisso” che sono quelle dell’odierno dibattito sul lavoro, così da far credere che il testo abbia una sua immediata applicabilità all’oggi.

“Mr. Pùntila e il suo servo Matti” di Bertolt Brecht
Traduzione di Ferdinando Bruni.
Regia e scene di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia.
Musiche originali di Paul Dessau, arrangiamenti di Matteo de Mojana.
Con Ferdinando Bruni, Luciano Scarpa, Ida Marinelli, Corinna Agustoni, Elena Russo Arman, Luca Toracca, Umberto Petranca, Nicola Stravalaci, Matteo De Mojana, Francesca Turrini, Francesco Baldi, Carolina Cametti.
Produzione Teatro dell’Elfo.
Visto al Teatro dell’Elfo di Milano, il 30 novembre 2015