NAPOLI FILM FESTIVAL – L’ANNO D’ORO DELLA COMENCINI

Parole e immagini: un binomio inscindibile

Nella traccia consistente di cinema italiano, mercoledì 7 giugno, il NFF ospita Cristina Comencini, figlia d’arte, scrittrice, regista e ora anche autrice teatrale.

Il 2006 è stato per Cristina Comencini un anno denso di soddisfazioni: al di là del grande successo, critico e cinematografico, del suo ottavo film, si sono concretizzati finalmente una serie di progetti del passato, frutti di antiche semine.
La sua è una carriera che scorre tutta sul filo delle parole: inizia come sceneggiatrice, nei primi anni Ottanta, sotto l’ala protettrice del padre e continua sempre a scrivere, come autrice letteraria e poi anche teatrale. “E’ la drammaturgia scritta quella che mi appartiene personalmente: tutto nasce dalla mia passione per il racconto”. La regia è un desiderio solo successivo, che tradisce, però, un’attenzione particolare per i dialoghi, per l’uso, sapiente e puntuale, della parola.

I suoi modelli quali sono? Quelli classici, Hitchcock e Billy Wilder, ovvero il thriller e la commedia. “Giro sempre intorno a questi due modelli: mi piace inserire la battuta divertente nel testo drammatico. E poi la tragedia che lambisce il comico è l’umano, oltre che il nostro modo di raccontare la vita”. Il mondo è viscido e difficile, ed è paradossalmente più complicato raccontarlo in questo momento storico di quanto lo fosse durante la guerra, quando c’erano le tragedie vere. E’ come se la caduta del muro di Berlino avesse messo a nudo le nostre complicazioni, le nostre contraddizioni e il nostro continuo oscillare tra il bene e il male.

“L’essere umano è tutto il bene e tutto il male insieme”. A questo punto il passo verso La bestia nel cuore è veramente breve e la regista affronta l’argomento scottante della pedofilia, sollecitata anche dalle domande del pubblico. Il film è nato da un trafiletto letto su un giornale, che riportava la storia di un fratello e di una sorella che raccontavano in modo distaccato la loro esperienza infantile di abusi familiari. Il problema, dice la Comencini, è capire perché il corpo di un bambino può essere attraente per un adulto e dove nasce questa forma di perversione. In ogni uomo c’è un potenziale di bene e di male che ci porta a provare un misto di orrore e seduzione nei confronti delle brutte cose, della depravazione.

E’ indubbio che il corpo giovane seduca il corpo vecchio e che la sessualità metta in gioco, istintivamente, il potere: è necessario quindi ammettere che nessuno è esente dalla malattia e che nessuno è completamente sano, da un punto di vista psicologico. Bisogna sicuramente punire l’abuso, ma soprattutto bisogna capire dove si annida e come agisce questa perversione, bisogna riuscire a vedere la parte nera per poterla conoscere, bisogna studiare la bestia che c’è nel nostro cuore per poterla tenere a bada. Un narratore, per raccontare la pedofilia, deve abbandonare le sue prospettive culturali e le sue categorie etiche, deve un po’ morire a se stesso e, guardando nello sguardo del pedofilo, deve riuscire a liberare la verità dal silenzio. Per comprendere gli altri, ma soprattutto noi stessi.
Dopo la chiacchierata col pubblico, Cristina Comencini viene insignita del Vesuvio Award, il riconoscimento ufficiale del NapoliFilmFestival.