mercoledì, Settembre 9, 2026
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“NAT E IL SEGRETO DI ELEONORA” di Dominique Monféry

Una biblioteca animata

Il piccolo Nat riceve in eredità dalla zia Eleonora un’enorme biblioteca con le “prime edizioni” di tutti i classici per l’infanzia. Presto scoprirà il segreto di questa collezione: i personaggi delle storie che contiene – Pinocchio, Alice, ecc. – di notte escono dai libri e prendono vita. A Nat, in quanto proprietario della biblioteca, spetta il compito di custodire e proteggere questi personaggi. Ma per farlo dovrà imparare a leggere, dovrà evitare che l’avido Ramazzatutto venda i libri e dovrà fare i conti con l’incantesimo della strega che lo riduce alle dimensioni minuscole dei personaggi libreschi.

Dominque Monféry, dopo aver a lungo lavorato per la Disney, esordì nella regia nel 2003 con il cortometraggio (candidato all’Oscar) Destino che riprendeva gli abbozzi di un progetto del 1946 di Salvador Dalì e Walt Disney. Tre anni dopo diresse il suo primo lungometraggio, Franklin et le trésor du lac. Nat e il segreto di Eleonora è la sua seconda prova registica nel lungometraggio ed è una delle rare incursioni europee nel lungometraggio d’animazione, che sembra essere territorio di caccia di (quasi) esclusiva pertinenza di americani e giapponesi. L’animazione è fieramente bidimensionale: Nat e il segreto di Eleonora è un film che persegue il lato “poetico” del cinema d’animazione, piuttosto che quello “tecnologico”.

La storia riecheggia alcuni delle tipiche funzioni narrative identificate da Propp nella sua Morfologia della fiaba (in particolare, il viaggio, l’obbligo, la prova, la rimozione della mancanza, il ritorno, la celebrazione) e i classici temi disneyani del crescere e del trovare fiducia in sé. Come altri film che hanno per protagonisti dei bambini (La storia infinita, ad esempio), veicola un messaggio sull’importanza della lettura come alimento dei sogni degli esseri umani.

Nat e il segreto di Eleonora è un gradevole film per bambini. Difficilmente gli adulti vi si appassioneranno. La vicenda è troppo semplice, lineare e prevedibile per il gusto adulto. Il livello delle invenzioni e delle gag non è in alcun modo paragonabile a Toy story (per citare un’altra storia di un viaggio a cui è connesso il superamento di prove e una maturazione dei protagonisti) e, soprattutto, il significato dei vari passaggi narrativi è troppo sottolineato (per esempio, il superamento della prova da parte di Nat è sancito con un “bell’applauso”, come accade nelle trasmissioni televisive) per interessare davvero il pubblico adulto. Gli adulti che accompagneranno al cinema i bambini potranno comunque apprezzare la sequenza – colorata seppia e di sapore espressionista – in cui le lettere del libro si animano sommergendo come un mare agitato il piccolo Nat. E certamente apprezzeranno la qualità della grafica (anche se gli sfondi appaiono più riusciti dei personaggi: la colorazione dei personaggi talvolta semplifica e appiattisce un po’ lo stile dell’illustratrice Rebecca Dautremer).

Titolo originale: Kerity. La maison des contes
Nazione: Italia-Francia
Anno: 2009
Genere: Film d’animazione
Durata: 76’
Regia: Dominique Monféry
Grafica: Rebecca Dautremer
Sito ufficiale: http://www.kerity-lefilm.com/
Produzione: Lanterna Magica, Gaumont-Alphanim, La Fabrique
Distribuzione: Ripley’s film
Data di uscita: 2 aprile 2010 (cinema)