“OBSESION” DEGLI AVENTURA

UN' OSESSIONE? NO, SEMPLICEMENTE NON MI PIACE

Sollecitato da un collega universitario, che gentilmente ha letto le mie recensioni chiedendomi di parlare anche di artisti da me non adorati, vorrei trattare il caso “Obsesion”, brano che da mesi imperversa nelle radio italiane e staziona ai primi posti dell’hit parade.

Sarebbe corretto scrivere “un” caso, nel senso che di episodi simili nella storia della pop music ce ne sono stati centinaia (se non migliaia). E come tanti sarà destinato all’oblio, a meno che non rimanga a perenne memoria il suo incalzare nell’etere, il suo rimbombare placido nel timpano, il suo ritornello ad aeternum. Sarò chiaro: non ne sono ossessionato, semplicemente non mi piace.
La ritmica richiama certe forme di salsa portoricana o colombiana, ben diverse da quella cubana, più tenui, collegabili a temi d’amore. Fin qui niente di male, le mie tra l’altro sono solo insinuazioni. Sopra basso e percussioni si vanno a stendere due accordi, non molto originali o gradevoli, stranamente ripetuti all’infinito. Forse che la musica sottolinei l’angoscia del protagonista (“Son las cinco en la mañana y yo no he dormido nada”)? Mi spiace notare che lo stratagemma della telefonata e della forma monologo-dialogo non è una novità, tema già caro alle canzoni anni sessanta è stato riproposto fino a oggi, con esiti poeticamente e foneticamente ragguardevoli (come dimenticare quel “tu tu tu sei occupato tu tu tu” di Alessandro Canino, proposto a Sanremo?).
Non importa, giunge lieto e triste al tempo stesso il caro ritornello, con vellutata voce femminile (la melodia è buona) che spiega quali sono le pene del giovane insonne: “No es amor lo que tu sientes, se llama obsesion”. Ma i giovani, si sa, sono ostinati e il protagonista prosegue, tra il timido e il baldanzoso: “Bien vestido Y en mi lexus pase por tu collegio, Me informan que te fuiste, Como un loco te fui alcazar, Te busque y no te encontraba, Y eso me preocupaba, Para calmar mi ansia yo te queria llamar, Pero no tenia tu numero, Y tu amiga ya me lo nego.” Sostenuto, per di più, da leziosi e inutili virtuosismi, ad esempio lo “slappare” del basso, che non è funzionale né alla voce né da vigore al brano che è di tutt’altra impronta.
Non importa, ri-giunge il caro ritornello, che ricorda ancora quanto detto. Basterà al Nostro? Che grande ossessione. A quanto ho capito i nostri Aventura sono di origini sudamericane ma hanno la loro base a New York. Il loro disco s’intitola “We broke the rules”. Se parlano di regole musicali, speriamo vengano “violate” almeno negli altri pezzi del disco.
C’è comunque, per concludere col barlume della speranza, una nota positiva: se anche i più piccoli sono impazziti per questo brano, ciò vuol dire che sono mentalmente aperti per accettare anche la salsa portoricana? Speriamo, così se si proporrà una samba o una polka rammodernati, ascolteranno pure quelle. E non è una battuta misera, c’è da esserne veramente contenti (nel caso succedesse).