“OPERA JAWA” di Garin Nugroho

L’ineffabilità del simbolo

Orizzonti
I simboli per loro natura vanno interpretati, rimandano a qualcosa che trascende il mondo del sensibile, qualcosa che ha che fare con la natura dell’uomo e il suo inconscio. Per interpretare un simbolo, però, bisogna conoscere la sfera di appartenenza, la cultura, che ha prodotto il segno.

Opera Jawa è intriso di quesi simboli e di accenni alla mitologia indù che purtroppo lo spettatore occidentale non è preparato a decodificare, mancando delle basi necessarie. E questo è sicuramente il limite più grande dell’opera di Garin Nugroho, presentata nella sezione Orizzonti.
Il film si presenta come un musical, con canzoni (tutte ispirate ai tipici canti javanesi e balinesi), musiche di gamelan (percussioni tradizionali) e coreografie.

La semplice storia di un triangolo amoroso viene intrecciata con un episodio tratto dal poema epico Ramayana, e la danza, le maschere simboliche e rituali, il “teatro” balinese si mescolano e si confondono, sciogliendo il labile confine tra realtà, sogno e mito.
La trama ruota intorno al tema dell’amore e della fedeltà. Sita, in un momento di difficoltà economica, si trova divisa tra l’amore per il marito, che ha dei problemi con il commercio dei vasi di terracotta, e l’attrazione per Ludiro, spietato e ricco commerciante. La contesa tra i due uomini finisce per coinvolgere l’intero villaggio, trasformandosi in una guerra civile.

Risulta difficile, però, seguire la trama, e capire dove finisce il mito e inizia la storia “moderna”, lo spettatore viene lasciato alla deriva in un mare di colori, oggetti, gesti che appartengono al rito, al sacro, di una civiltà che sembra emergere da un tempo arcaico, da una dimensione mitica. Si percepisce una realtà altra, oltre la materialità di ciò che viene rappresentato, ma difficilmente si arriva a comprendere il vero e profondo significato di ciò che viene visto. E quindi alla fine tutto si confonde.

Il film risulta dunque poco fruibile per il comune spettatore, ed è un vero peccato. Opera Jawa rimane un’occasione mancata di avvicinamento tra due culture lontane e diverse, che anche questa volta faticano a trovare un terreno comune per comunicare tra loro.

Regia: Garin Nugroho
Interpreti: Artica Sari Devi, Martinus miroto, Eko Supriyanto, Retno Maruti
Indonesia, Austria

2005
35 mm, colore
120′