“ORI” (TWO) di Miguel Angel Jiménez

La guerra in Georgia vista da un regista spagnolo

Bergamo Film Meeting – Concorso
Come in Kenjac, il film croato visto due giorni fa a questo festival, al centro di Ori c’è la devastazione dei rapporti umani che la guerra porta con sé.

La guerra in questo caso è quella scoppiata nell’estate del 2008 tra Georgia, Ossezia e Russia. Le vicende si svolgono all’indomani della fine delle attività belliche. Vediamo scorrere in parallelo due storie: quella, ambientata in città, di Nino, una ragazza che sta per sposare Giorgi, un tassista e quella, ambientata tra impervie montagne, di Tazo che cerca rifugio nella casa dello zio.

Storie minime, fatte di piccoli, insignificanti, avvenimenti – il consueto percorso di Nino per andare al lavoro, la frugale cena di Tazo e dello zio, ecc. Sembra quasi che Jiménez voglia esplicitamente rifiutare di romanzare le vicende. Gli spunti “romanzeschi” (la perdita, o il furto, dei 100 dollari che Giorgi aveva dato a Nino; il ritrovamento della bomba tra le montagne) rimangono appena accennati e non vengono sviluppati. Il regista preferisce privilegiare l’osservazione documentaristica, affidandosi a dialoghi scarnificati, per lasciare che siano gli edifici, i volti, i suoni (la musica – diegetica ed extra-diegetica – svolge un ruolo importante) a parlare.

Le connessioni tra le due storie sono deboli (per esempio, per dire il diverso contesto in cui vivono i due personaggi vediamo che Nino porta dal parrucchiere il ritratto di Angelina Jolie per mostrare l’acconciatura che vuole, mentre Tazo e lo zio in un cruciverba non sanno risolvere “Lara Croft, attrice americana di 13 lettere”). Il finale vede entrambi i personaggi davanti al vuoto – lei si getta dalla piattaforma in piscina, lui è seduto su uno strapiombo. Che ne sarà di loro? Non lo sappiamo: Ori è meno facile e consolante di Kenjac e non offre alcuna “risoluzione” alle vicende.
Il legame sostanziale tra le due storie che compongono questo film sta nel fatto che entrambe sono storie di sradicamento, di solitudine, di mancanza di calore umano. Elemento costante del film è il vento che sentiamo soffiare in sottofondo. Un vento metaforico, più che reale, che rappresenta la freddezza dei rapporti umani e che è un chiaro legame col cinema di Aki Kaurismäki (nei cui film è spesso presente il rumore di un vento simile).

Ori è un film che osserva con sguardo non banale la scottante materia di cui si occupa senza imporre ad essa facili tesi precostituite, anche a rischio di una certa frammentarietà e bozzettismo.

Titolo originale: Ori
Nazione: Spagna, Georgia
Anno: 2009
Durata: 85’
Regia: Miguel Angel Jiménez
Cast: Khatuna Shurghaia, Beqa Qavtaradze, Giorgi Goguadze, Tazo Terunashvili, Lili Burbutashvili, Luis Moya
Produzione: Kinoskopik, Labarouta Films Sl, Cinetech Ltd., Rec Estudio, Koldo Zuazúa
Presentato in concorso al Bergamo Film Meeting il 9 marzo 2010