“OVSYANKI” DI ALEKSEY FEDORCHENKO

L’anima silenziosa della terra russa

La terra russa emerge sin dalle prime immagini di questo atipico road movie russo. I colori, i suoni contornano le vicende dei personaggi donandogli un aspetto sospeso nel tempo e immobile nello spazio.

Miron chiede aiuto al suo amico Aist per preparare il rito funebre per la moglie defunta secondo le tradizioni Merja, una popolazione di origine ungro-finnica che ha sempre tenuto viva la propria cultura nonostante si sia stanziata nel territorio russo tra il Lago Nero e il Volga.

Il viaggio dei due uomini per portare il corpo della donna al luogo della cremazione sul lago per farla ricongiungere con l’acqua (elemento considerato sacro dai Merja) copre ben poco spazio geografico, ma è un viaggio nella profondità dell’animo umano e del suo rapporto con la sacralità della vita e della morte.

Lunghi e simbolici piani sequenza regalano echi letterari e visivi di straordinaria poesia, e sublimano le azioni e le parole dei protagonisti che, in questo ritorno all’acqua, ripercorrono il senso della loro vita e di quelle di tutte le persone.
La terra russa diventa spettatrice silenziosa di questa cultura che tiene radicate le proprie origini e pratica le proprie tradizioni, mentre gli zigoli (gli uccelli citati nel titolo) rimangono in gabbia per tutta la durata della pellicola, e possono volare, finalmente liberi, solo dopo il tragico finale.

L’amore e la morte si uniscono nel rito dell’acqua rivelando tutta la fragilità della nostra esistenza e la potenza della loro presenza.

Titolo: Ovsyanki (Silent Soul)
Regia: Aleksey Fedorchenko
Interpreti: Igor Sergeyev, Yuriy Tsurilo, Yuliya Aug, Viktor Sukhorukov,
Viacheslav Melekhov
Nazione: Russia
Lungometraggio, Colore, 75 minuti, 2010