“Odgrobadogroba (Gravehopping)” di Jan Cvitkovic

Humor nero made in Slovenia

Concorso
Da un giovane regista che alla presentazione in sala pronuncia parole come: “se non vi piacerà il film è completamente colpa vostra, ce n’erano tanti fra cui potevate scegliere stasera…”; ebbene da un regista in erba che presenta il proprio film al pubblico in questa maniera, qualcosa di speciale lo si poteva chiaramente attendere..

E qualcosa di speciale questo quasi quarantenne sloveno alla sua seconda prova registica ce lo regala; un film comico, tragico, dolce, amaro, cinico, pietistico ma mai patetico, in una parole che le raccoglie tutte: vero.

Ma risulta d’uopo procedere con ordine e fornire l’insindacabile sinossi.. Pero, scrittore fallito, si guadagna da vivere scrivendo orazioni funebri su commissione; vive nella casa della sorella maggiore Vilma, che ha un figlio, Johnny, ed un marito che passa di casa giusto per soddisfare bisogni impellenti, con la sorella minore Ida, ragazza sordomuta che vive nel suo mondo e sembra essere l’unica in grado di portare serenità in una famiglia molto triste, e con il padre Dedo, alla continua ricerca di modi fantasiosi per suicidarsi(tentativi che puntualmente, e comicamente, fallisce), stanco di vivere dopo la morte della moglie. Pero passa le sue giornate o componendo(…), con l’aiuto del suo amico meccanico innamorato di Ida, o inseguendo la donna dei suoi sogni, una bionda ragazza boccoluta di nome Renata, che vive con l’iperprotettivo padre.

Nella maggior parte dei film, la bellezza trascende la somma delle parti, c’è qualcosa in più che rende una pellicola degna di nota che non sia solo la somma dei soui personaggi e delle azioni che essi compiono; Gravehopping ha qualcosa in più, che percepisci sottopelle, in modo quasi inconscio. La prima cosa che colpisce violentemente è l’utilizzo del suono: questo è essenzialmente un film verboso, affidato più alle parole che alle immagini per quanto riguarda la parte narrativa; eppure è anche un film di silenzi incredibilmente inquietanti e significativi, che raccontano più di mille parole. A proposito di questo mi pare interessante citare Kitano Takeshi, eccelso regista del silenzio e dei silenzi, che afferma: “…se parlo molto in un film tutti possono dire: , mentre se parlo poco e faccio poche espressioni ognuno può dare l’interpretazione che vuole seguendo le sue convinzioni”… Il film di Cvitkovic mi è sembrato così, aperto a qualsiasi interpretazione, o meglio: il regista evita in tutti i modi di giudicare, di mettere in luce le posizioni di un personaggio più di quelle di un altro, insomma non indirizza lo spettatore, nè con le immagini nè con le parole, verso un’univoca interpretazione. Questo fa della pellicola un bellissimo film corale, un film vero e tremendamente bello.

DI TOMBA IN TOMBA
GRAVEHOPPING
Slovenia, 2005, 35mm, 103′, col.

regia, sceneggiatura/director, screenplay
Jan Cvitkovicˇ
fotografia/director of photography
Simon Tansˇek
scenografia/set design
Andrazˇ Trkman, Vasja Kokelj
costumi/costume design
Polonca Valentincˇicˇ, Elizabeta Njari
montaggio/film editor
Milosˇ Kalusek
musica/music
Aldo Ivancˇic’
suono/sound
Bosˇtjan Kacˇicˇnik
interpreti e personaggi/cast and characters
Gregor Bakovic’ (Pero), Drago Milinovic’ (Shooki), Sonja Savic’ (Ida), Mojca Fatur (Renata), Domen Remsˇkar (Johnny), Brane Grubar (Dedo), Natasˇa Matjasˇec (Vilma), Zoran Dzˇeverdanovic’ (il marito di Vilma/Vilma’s Husband), Vlado Novak (il padre di Renata/Renata’s Father), Nada zˇnidarsˇicˇ (Adriana), Drago Sˇirok (Yaka)
produttore/producer
Janez Burger, Jan Cvitkovicˇ
produzione/production
Staragara
coproduzione/coproduction
Propeler Film, RTV Slovenija, Slovenjia Film Fund
vendita internazione/world sales agent
Taskovski Films