Omer Meir inaugura la stagione dell’Orchestra Filarmonica della Fenice

Il debutto di Midori a Venezia

Per l’inaugurazione della stagione sinfonica, l’Orchestra Filarmonica della Fenice ha proposto il Concerto per violino di Tchaikovsky e la Seconda Sinfonia di Brahms. Nonostante la diversità di stile, le due composizioni musicali nascondono un legame sotterraneo dettato da un importante fattore storico: sebbene a distanza di quattro anni uno dall’altro, per uno strano caso i due lavori furono presentati in prima esecuzione a Vienna ed entrambi furono diretti dallo stesso direttore, Max Richter. In realtà il battesimo del Concerto per violino era stato annunciato in America ma, per una problematica incompatibilità tra l’interprete e le consistenti difficoltà tecniche, oltre che musicali, la sua presentazione ufficiale è slittata successivamente a Vienna.

Oggi al Teatro La Fenice, le due composizioni rivivono per mano di Omer Meir Wellber, affiancato per l’occasione da Midori, star internazionale del violino che, nel suo debutto a Venezia, accetta di riprendere il monumentale Concerto. Sebbene alcune libertà espressive manifestate già all’inizio del primo movimento potessero sembrare eccessive, nella conduzione complessiva hanno trovato una forte giustificazione stilistica dell’interprete, sia nella libertà espressiva riservata all’esposizione dei temi che nel tagliente virtuosismo che ha caratterizzato soprattutto il terzo movimento.

Su tutto ha prevalso la propensione verso una sconfinata liricità della solista che, sebbene non si caratterizzi per una certa imponenza sonora, ha trovato la giusta dimensione nell’incontro con il direttore israeliano che è riuscito a mantenere incontaminato il respiro del violino pur non rinunciando alle ripetute esplosioni del tutti orchestrale. Allo stesso modo, nella Seconda Sinfonia di Brahms, la chiarezza delle combinazioni cameristiche, inscenate tra le sezioni dell’orchestra, trovano il proprio naturale respiro alternandosi alle mastodontiche masse sonore che caratterizzano la composizione.

Su tutto prevale un forte senso del ritmo che non viene scalfito da qualche problema d’intonazione degli ottoni. Così la grande “suite di walzer”, secondo l’indicazione dello stesso Brahms per sottolineare la particolarità del ritmo di danza che pervade l’intera Sinfonia, si collega naturalmente alla Danza ungherese in fa diesis minore che riluce di una rinnovata attenzione alla componente popolare che la anima.
Un ottimo inizio dunque che è destinato a ripetersi nelle sale dei maggiori teatri internazionali durante tournée che l’orchestra si appresta ad affrontare