Oscar 2009: “The Millionaire” sbanca tutto

Il film di Danny Boyle conquista 8 statuette. Sconfitto "Il curioso caso di Benjamin Button"

Nella notte delle stelle dell’ottantunesima cerimonia degli Academy Awards, sotto il regime di austerity tanto sbandierato quanto ben dissimulato, a trionfare sono i protagonisti di un piccolo film girato a Mumbai e costato “solo” 15 milioni di dollari. The Millionaire, favorito della vigilia, mette in riga gli avversari – su tutti Il curioso caso di Benjamin Button, che conquista tre statuette – e ottiene ben otto Oscar, tra cui quelli per Miglior film e Miglior regia (Danny Boyle).

Era l’anno della verità per un’evento che negli ultimi tempi aveva accusato una decisa flessione nell’audience, sferzato dal peso di un cerimoniale oramai dilatato all’eccesso nei tempi e nei ritmi. Così il vecchio e immutabile pachiderma hollywoodiano ha deciso di cambiare, di rifare il look alla premiazione delle premiazioni, di aprire il sarcofago del Kodak Theatre di Los Angeles a una ventata di moderatà novità. E se la durata non può dirsi certo più compatibile con l’umana pazienza (in tutto lo spettacolo è durato sei ore, red carpet incluso), almeno il taglio della serata è apparso decisamente più dinamico e vivace.

Su una scenografia ispirata ai locali da ballo anni Trenta, con l’orchestra dell’Academy esumata dalla buca e collocata in bella vista sul palco (decorato per l’occasione – oltre ai tradizionali centocinquantamila cristalli Swarovsky – con la riproduzione del disegno di Michelangelo di Piazza del Campidoglio a Roma), circondato dai nominati che lambivano da vicino le sponde del proscenio, il bel Hugh Jackman ha condotto la serata con piglio ironico e talento multiforme. Presentatore per la prima volta della cerimonia degli Oscar, dopo il buon lavoro svolto per la consegna dei Tony Awards, l’attore australiano ha trasformato la tradizionale conduzione imperniata su monologhi comici in un più fisico spettacolo di cabaret, con numeri musicali e coreografie danzanti ispirate ai musical classici dell’Era d’oro di Hollywood.

E se il numero d’apertura – parodia one man show cantata e ballata dedicata alla presentazione dei cinque film candidati per la statuetta di Miglior film (con breve duetto con la bella e ispirata Anne Hathaway) – mette subito in chiaro il tono della serata, alla consegna del primo premio, alla brava Penelope Cruz come Miglior attrice non protagonista per Vicky Cristina Barcelona, si nota già il cambiamento sulle “modalità di consegna” della statuetta dorata. Per tutta la cerimonia un sempre diverso pokerissimo di dive e divi del presente e del passato – Academy Award Winners – si alternerà alle più tradizionali consegne a due nel presentare i film nominati e nel pronunciare il fatidico: “The Oscar goes to…”.

Trionfo sotto tutti i punti di vista per The Millionaire, che si aggiudica otto statuette su dieci nomination, e porta sul palco, al momento della consegna dell’Oscar più importante, quello per il Miglior film, gran parte del cast, compresi i giovanissimi interpreti oggetto di polemiche per la misera retribuzione per il loro lavoro sul set. Sul fronte delle interpretazioni, vincitori senza troppe sorprese la brava Kate Winslet per The Reader (alla sua sesta nomination, la più giovane a raggiungere questo primato) e Sean Penn per Milk (con commosso e accorato discorso sulla Proposition 8 e sul ripristino della possibilità dei matrimoni gay) per i ruoli da protagonisti, mentre sentita standing ovation per l’Oscar postumo a Heath Ledger per il ruolo di Joker in Il cavaliere oscuro.

Applausi a scena aperta anche per il Jean Hersholt Humanitarian Award, il premio umanitario consegnato al comico e fondatore di Telethon Jerry Lewis. Mentre la consueta rassegna-omaggio dedicata ai grandi del mondo del cinema scomparsi nell’ultimo anno completa l’amaro in bocca per la perentoria assenza dell’Italia in questa edizione – l’Academy sembra essersi “dimenticata” di Dino Risi, pur nominato due volte -, c’è il tempo per un’altro spettacolare numero di ballo, coreografato nientemeno che da Baz Luhrmann e interpretato piacevolmente dal presentatore Hugh Jackman e dalla prorompente Beyonce, con interventi dei teen-idol Zac Efron e Vanessa Hudgens, e dei giovani protagonisti di Mamma mia! Amanda Seyfried e Dominic Cooper.

E se il successo o meno degli Oscar numero 81 si vedrà dati sugli ascolti alla mano, il rituale autocelebrativo di Hollywood sarà comunque pronto a ripresentarsi il prossimo anno: con nuovi film e nuove “magnifiche illusioni”, lo spettacolo nello spettacolo deve continuare.

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