“Outfoxed” di Robert Greenwald

Il disfacimento della grande tradizione giornalistica americana

Americana
Le nuove fonti di condizionamento dell’opinione pubblica decidono, “alla vecchia maniera”, le sorti politiche degli Stati Uniti

Ormai non c’è niente da fare, la televisione è il canale di comunicazione privilegiato utilizzato dalla popolazione mondiale per recepire l’Informazione. Stampa ed internet non hanno la stessa diffusione e non rientrano nei parametri di “fruizione passiva” richiesti da un’utenza sempre più frettolosa e disattenta.

In realtà, questo mezzo avrebbe tutte le caratteristiche per fornire garanzie di pluralismo giornalistico o, quantomeno, diverse fonti informative. In special modo in America, terra di concorrenza e libero mercato, anche dell’informazione, in teoria.

Ci sono molte reti televisive negli States (Abc, Nbc, Cnn, Pbs per citarne solo alcune) che comprendono testate giornalistiche a livello nazionale. Ma negli ultimi anni si è fatta largo, direttamente dall’emisfero australe, Fox News, appendice informativa catodica dell’impero dei media di Rupert Murdoch negli Stati Uniti. Fox News è riuscita ad imporsi come una delle testate televisive più seguite in America grazie a paradossali ambiguità. Sebbene il suo slogan (“Accuracy and Fairness”, accuratezza ed imparzialità) richiami i principi fondanti del giornalismo moderno, la linea editoriale, quella effettiva e visibile da tutti i telespettatori, sembra andare in direzioni totalmente diverse.

Come affermano molti esperti nel campo dei media ed esponenti di enti di monitoraggio sulla libertà d’informazione (Fairness and Accuracy In Reporting, Common Cause, Free Press, Center for Digital Democracy) intervistati per questo documentario da Robert Greenwald, “Fox Network non è giusta ed equilibrata, distorce e modifica le notizie con una prospettiva fortemente a favore dell’amministrazione Bush”. Ogni fatto non viene disgiunto dalle opinioni, anzi, tutte le notizie vengono introdotte da mezzobusti più o meno fascinosi, con taglio allusivo e non troppo subliminale, in prospettiva ampiamente conservatrice. Gli ospiti invitati vengono scelti tra gli “oppositori” più compiacenti e quando qualcuno esce dal seminato ed esprime un parere fuori dal coro, viene precipitosamente attaccato verbalmente o zittito senza diritto di replica.

A sostegno di queste tesi, Greenwald intervista anche ex dipendenti di Fox News – produttori, reporter, bookers, scrittori – i quali raccontano segreti e metodi di lavoro, e di come fossero spinti a privilegiare un punto di vista di destra, pena la perdita del posto.

Se non fosse già abbastanza inquietante questa situazione, alle veline inviate dai vertici del Network ogni mattina a tutti i giornalisti (alcune delle quali compaiono, nella loro tragica forma, nel film), si aggiunge il comportamento delle altre testate giornalistiche, dirette concorrenti. Invece di distaccarsi radicalmente da questo genere di informazione veicolata e compiacente, visto il notevole successo di pubblico ottenuto dal ponderatamente urlato giornalismo di Fox News, gli altri telegiornali tentano di uniformarsi alla formula, di seguire la scia, contribuendo ulteriormente all’impoverimento del pluralismo informativo.

Un film certamente militante (come dimostrano le sequenze conclusive che invitano ad attivarsi e fare qualcosa di pragmatico), ma basato sui fatti, come realmente dovrebbe essere ogni prodotto giornalistico, e che mette in luce gli inevitabili pericoli che si corrono quando le corporazioni assumono il controllo del diritto all’informazione del pubblico.