“PARA QUE NO ME OLVIDES” di Patricia Ferreira

Amori in (con)corso
David è un brillante giovane studente di architettura amato da tutte le persone che lo circondano e che vivono con lui: suo nonno Mateo, che parla con le persone care morte e che David ama ascoltare quando racconta le infinite avventure della sua vita, la mamma Irene, regista di una compagnia di attori ipovedenti, e la sua ragazza, Clara, cassiera di un supermercato, con cui sta insieme da ormai un anno.

Clara e David decidono che è il momento di andare a vivere insieme a casa di lei; Irene, vivendo una sorta di complesso di Edipo rovesciato, non accetta assolutamente questa soluzione e la osteggia in tutti i modi; Mateo quasi adotta Clara ed è ben felice di questa situazione.
Come un lampo, senza preavviso (anche a livello filmico e narrativo la scena viene introdotta senza preamboli, con un semplice stacco), David muore a causa di un incidente stradale; questo cambia tutto.

Le due donne, sempre ostili, reagiscono in modo diverso. Irene, donna divorziata, forte ed indipendente, reagisce cercando in tutti i modi di dimenticare al più presto e nel modo più indolore possibile la figura del figlio. Clara, per cui David era una figura angelica, salvifica, che l’aveva salvata dall’oblio, lotta invece per non dimenticare l’amato: non cancella suoi vecchi messaggi in segreteria, recupera vecchie fotografie, non riesce a staccare i poster che David amava.

A fare incontrare queste due diverse prospettive (la visione cinica e quella disperata), a farle confrontare l’un l’altra e a farle mitigare l’un l’altra, ci pensa David stesso; entrambe le donne infatti scoprono che David negli ultimi mesi di vita stava cercando di salvare una casa dalla demolizione, la stessa casa delle storie di suo nonno che il ragazzo amava tanto.
Le due donne raccolgono insieme l’impegno di David e lo portano a termine, imparando immancambilmente ad apprezzarsi l’un l’altra.

Un film molto drammatico, dai toni enfatici, ma dai temi interessanti; la regista spagnola usa una mano dolce nel guidare questa bella storia, mai invasiva, mai volgare, solo qualche volta alla coatta ricerca della reazione patetica nel pubblico.
Il film scorre nel vero senso della parola, non ha vuoti narrativi, non ha bruschi stacchi; la regia è abile nell’accompagnare senza spingere o affrettare.
Recitazione spinta doverosamente ai limiti, specialmente nei due ruoli femminili, dovendo trattare un argomento come la morte di un figlio/amante.

Regia e sceneggiatura: Patricia Ferreira
Fotografia: Marcelo Camorino
Montaggio: Carmen Frìas
Interpreti: Fernando Fernàn Gòmez, Emma Vilarasau, Marta Etura, Roger Coma
Produttore: Pancho Casal
Produzione: Continental Producciones
Distribuzione: Latido Films
Durata: 106 minuti

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