“PIA DEI TOLOMEI DI GAETANO DONIZETTI”

Scordati di me, che son la Pia

In scena alla Fenice uno scarno allestimento dell’opera donizettiana con la regia di Christian Gagneron.

«Ricordati di me che son la Pia». Di questo personaggio, morto per mano del marito Nello ci parla Dante nel quinto canto del Purgatorio, ove si trovano i negligenti, morti di morte violenta.

Non nuovo ad inscenare tragedie femminili, Donizetti, con una genesi rapidissima, scrive l’opera per il teatro la Fenice di Venezia. A causa dell’incendio del 1836 l’opera andrà in scena l’anno successivo al teatro Apollo di San Luca. Ci troviamo quindi di fronte alla prima rappresentazione di Pia nel teatro per cui era stata scritta.

Cammarano rifacendosi a Dante e a Bandello, allarga molto una trama limitata, inscenando una lotta tra i guelfi capeggiati da Rodrigo, il presunto amante di Pia, ma in realtà il fratello, contro i ghibellini del marito di Pia, Nello. In ciò vi è un doppio dramma che coinvolge la figura di Ghino, che ama Pia, ma non essendo ricambiato, l’accusa di adulterio davanti al marito, per poi pentirsene una volta scoperta la vera identità del presunto amante Rodrigo, e Pia, che accetta passivamente la sentenza di morte. Pia e Ghino nella versione veneziana sono i protagonisti del finale drammatico. Nella versione napoletana e successivamente in quella di Senigallia si ha il finale lieto.

In questo allestimento ci si avvale della preziosa collaborazione della fondazione Donizetti di Bergamo, che, con l’uscita della recente edizione critica, ci ha restituito l’opera del Maestro con l’appropriato finale tragico.

Lo spettacolo proposto non ci immerge nell’atmosfera medievale ma nemmeno traspone la vicenda in tempi moderni. Ai costumi che richiamano in qualche modo vesti medievali e tenute guerresche si affiancano le inesistenti scene di Thierry Leproust fatte solamente di pannelli mobili. Dimentichiamoci i campi di battaglia per le lotte tra guelfi e ghibellini, i palazzi e l’insana palude maremmana dove è rinchiusa la povera Pia, ma, per richiamare l’angusto loco scendono grate a simboleggiare la prigionia.
Infastidiscono non poco i continui e superflui cambi di scena alla fine di ogni numero musicale perché interrompono l’azione drammatica.

Da Patrizia Ciofi, Pia, ci si aspettava qualcosa in più. Messa a dura prova dalle cabalette con le variazioni, nel primo atto risulta a volte priva di volume e ciò denota i limiti della sua vocalità di soprano leggero. Drammaticamente, invece, è molto efficace inscenando una donna fragile e rassegnata ai voleri del marito a cui non sa o non può ribellarsi. Migliora vocalmente nel secondo atto.
Discreta prova per Laura Polverelli, Rodrigo, che, da mezzo soprano e di stampo rossiniano, alle cabalette e alle variazioni ci è abituata. Statica però nella recitazione.
Dolente il tenore Dario Schmunck, Ghino, che, indisposto, ha affrontato ugualmente il palcoscenico, offrendo così una prova onestamente poco valida. Troppo caricato nella recitazione il Nello di Andrew Schroeder e poco incisivo nel canto. Discreti i comprimari, fra tutti l’Ubaldo di Francesco Meli, giovane tenore che farà strada.

Ultima nota dolente, e i cantanti proprio per questo, in parte, possono essere scusati, è la direzione di Paolo Arrivabeni. Dilettantesca e superficiale. Il maestro bolognese ci offre un suono piatto e indifferenziato. Manca il dialogo con l’orchestra, il gesto non è ampio, anzi a volte è racchiuso solo in se stesso. Essendoci scarso dialogo con l’orchestra, meno ancora ce n’è col palcoscenico e praticamente nullo è quello con il coro, che, per altro, fa sempre più rimpiangere il precedente maestro Monti, ora emigrato a Firenze.

Ovazioni alla Ciofi e applausi generalizzati per tutti.

PIA DE’ TOLOMEI
di Gaetano Donizetti
libretto di Salvatore Cammarano
direttore Paolo Arrivabeni
regia Christian Gangneron
scene Thierry Leproust
costumi Claude Masson
interpreti principali:
Patrizia Ciofi, Pia
Dario Schmunck, Ghino degli Armieri
Andrew Schroeder, Nello della Pietra
Laura Polverelli, Rodrigo
Daniel Borowski, Piero
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
direttore del Coro Manuela Di Pietro

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