“PLOUTOS” da Aristofane

IL VECCHIO “PLOUTOS” RIVIVE NELLE BORGATE ROMANE DEGLI ANNI CINQUANTA

Mercoledì 25 febbraio, al Teatro Aurora di Marghera, in occasione della Biennale Teatro di Venezia, approda il “Ploutos” diretto da Massimo Popolizio

Un nuovo idioma imbottito di romanesco arcaico, amalgamato ad una buona dose di latinismi conditi dalla poetica coatta, e insaporito da continui rimandi alla parlata popolare del dopo guerra. Non si tratta di una nuova puntata de “I Cesaroni”, ma della riscrittura del “Ploutos o della ricchezza” di Aristofane, fabbricata da Stefano Ricci e Gianni Forte.

Se il plot originale della storia è rispettato, i luoghi e i tempi si spostano nelle borgate romane dei primi anni cinquanta, accompagnati da geniali e stravaganti scelte linguistiche e dal tema attuale della crisi. Capitano di questa avventura, è Massimo Popolizio, alla sua prima prova registica, che sbarca al teatro Aurora di Marghera in occasione della Biennale Teatro di Venezia, già reduce dal debutto al Tor Bella Monaca di Roma. Alla guida di un numeroso coro di attori professionisti e non, Popolizio racconta sotto forma di lettura, l’intreccio tra il mito e il contemporaneo del dio che da secoli smuove gli intenti umani, il dio denaro, Pluto.
”Una figura tenerissima – a detta del protagonista Stefano Alessandroni – di un vecchio dio disperato che non crede più in se stesso, succube di Zeus che lo ha accecato da piccolo per impedirgli di riconoscere le persone oneste. E’ un personaggio fragile pur nella sua divinità, ridotto a mendicare come un barbone, sarcastico e amareggiato”. Pluto si imbatte nel povero Cremilo e nel suo servitore Carione, che decidono di curare la cecità del dio in modo che possa distribuire ricchezza solo ai morigerati, rendendo così il mondo migliore.

Non è dello stesso parere la Povertà, che controbatte alle utopie di Cremilo argomentando la tesi secondo cui senza miseria e stenti nessuno lavorerebbe più, costringendo il mondo alla fine. Pluto riacquista la vista e in base alle virtù d’animo trasforma i ricchi in poveri e i poveri in ricchi, scatenando l’ira degli dei, che non ricevendo in dono alcun sacrificio, rischiano di morire di fame. Affresco di una disillusione contemporanea dove la meritocrazia è un immagine smarrita tra le raccomandazioni, lo spettacolo si caratterizza, oltre che dagli splendidi costumi di Gianluca Sbicca, anche da un ritmo linguistico frenetico e confuso, a volte difficile da seguire, ma dove rivivono i temi abituali delle società occidentali. La cialtroneria politica, civile e culturale sintomo di una diagnosi che investe ogni classe, a partire dalla corruzione politica per poi naufragare nella borghesia e nel proletariato.

Nell’andirivieni brillante e mordace di una cospicua folla di personaggi, a concludere la satira, si scatena la Povertà, ammonendo la brama consumistica e truffaldina della nostra era: “In sto tucatuca de consumo a rotta de collo, io ve sto sempre appresso, nun ve mollo… E nun magnate troppo che poi ve puzza er fiato”.

Ploutos
da Aristofane – riscrittura Ricci/Forte – regia Massimo Popolizio – scene Paolo Ferrari – costumi Gianluca Sbicca
con Stefano Ambrogi, Alfonso Veneroso, Stefano Alessandroni , Giovanni Battaglia, Lino Guanciale, Carlotta Viscovo, Roberto Baldassari , Roberto Pappalardo, Elisabetta Piccolomini, Stefano Vona Bianchini, Alberto Onofrietti , Andrea Ricciardi, Sandro Calabrese, Emanuele Capecelatro, Francesco de Santis, Flavio FrancuccI, Valerio Sirna, Simone Antonelli, Stefano Vona Bianchini, Arpad Vincenti, Daniele Miglio, Valentina Stillo, Stefania Papa, Eleonora Godano, Ottavia Bianchi, Bruno Stillo, Lorenzo Tirittera, Raffaele La Rocca, Carmela Darretta, Luciana Cardinali