martedì, Settembre 8, 2026
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“Paradise now” di Hany Abu-Assad

Gli ultimi giorni di un normale kamikaze

Arriva in Italia il film palestinese candidato all’Oscar nella categoria Miglior film straniero. “Paradise Now” racconta una storia d’amicizia e d’amore, ma denuncia anche un aspetto importante di Storia attuale, ci mostra una cultura, una causa e un problema. Rendere alla portata di un vasto pubblico tutto ciò è meritavole e importante, anche se viene adottato uno stile più occidentale di quello che ci si aspetterebbe e che conosciamo.

Said e Khaled sono due ragazzi di Nablus simpatici, pieni di vita e di speranza, tanto da non farsi abbattere neanche dalla perdita del lavoro. Una sera però viene detto loro che il giorno seguente dovranno farsi esplodere per compiere un attentato a Tel Aviv. Ma qualcosa va storto, forse a causa di un tradimento, e Said si trova da solo a vagare con una bomba addosso, mentre l’amico lo cerca per riportarlo indietro e riprovare l’operazione. Suha, invece, pur essendo la figlia di un eroico capo della resistenza palestinese degli anni precedenti, cerca di convincere i due che le strade alternative esistono e possono essere molto più efficaci.

Con uno stile molto occidentale e che risente dei suoi modelli americani ed europei, il regista palestinese Hany Abu-Assad ci propone un dramma costruito quasi come un thriller psicologico.
Cosa strana in questo racconto è che pur toccando i più svariati punti e molteplici prospettive del problema, se non per alcune immagini, le vittime di queste esplosioni non sono chiamate il causa nemmeno quando chi parla è coraggiosamente contrario alla scelta vendicativa e violenta adottata dalla resistenza. Questa mancanza di attenzione verso una motivazione che secondo logica dovrebbe essere primaria, è probabilmente giustificata dalla piega molto personale e intimistica della pellicola, che chiaramente vuole mettere in luce i processi psicologici di chi si trova ad affrontare un sacrificio così grande e totale.

Le motivazioni di questo gesto sono evidenziate e ben spiegate anche attraverso l’ambientazione realistica in una città del territorio occupato in cui si rincorrono faticosamente i protagonisti: posti di blocco, case piccole e ammucchiate, servizi e mezzi di trasporto inefficienti, si contrappongono in modo nettissmo agli edifici e agli spazi moderni della grande città vista attraverso gli sguardi tristi degli attentatori nel breve tragitto che li porta alla loro missione.

I tre personaggi principali portano avanti altrettanti modi di vedere la situazione e tentativi di risolverla: pacifista, incerto e terroristico.
Tutti e tre sono però veramente umani, inaspettatamente per chi non è a contatto con la situazione come la maggior parte degli spettatori. È sconvolgente vedere come dei gesti così estremi e ingiustificabili possano essere compiuti da persone che non assomigliano affatto a invasati o ad estremisti religiosi: giovani normali spinti dalla difficoltà della vita di tutti i giorni e piene di rancore perché private dei mezzi per migliorarla, che cercano nella fede solo una speranza e conforto per un al di là che fa paura. Un’immagine che spaventa molto più di quella che spesso costruiamo nelle nostre menti.

Titolo originale: Paradise Now
Nazione: Germania, Olanda, Francia
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 98′
Regia: Hany Abu-Assad
Sito italiano: www.luckyred.it/minisiti/paradise/
Cast: Kais Nashef, Ali Suliman, Lubna Azabal, Amer Hlehel, Hiam Abbass, Ashraf Barhom
Produzione: Bero Beyer
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 15 Ottobre 2005