“Pathfinder – La leggenda del guerriero vichingo” di Marcus Nispel

Un cruento scontro tra vichinghi e indiani d’America

Nordamerica, 1000 d.C. circa. Tra i corpi straziati a causa di un feroce scontro tra vichinghi e indiani, una donna indigena trova un ragazzino nemico, unico rimasto del suo clan. La donna si impietosisce e lo conduce nel suo villaggio. Il nuovo arrivato viene chiamato Ghost (fantasma) dal colore chiaro della sua pelle nordica, che ostacola la sua completa integrazione. Quando i vichinghi torneranno, il ragazzo ormai uomo dovrà decidere a quale mondo appartenere.

Ispirato alla pellicola del norvegese Nils Gaup intitolata Ofelas (in Italia L’arciere di ghiaccio) che fu candidata all’Oscar nel 1988 come miglior film straniero, Pathfinder – la leggenda del guerriero vichingo del regista Marcus Nispel, difficilmente otterrà l’ambita statuetta sfiorata dal suo predecessore. La complessa storia di Ghost, un “uomo del drago” come erano detti i vichinghi per via dei loro emblemi, non riesce a coinvolgere lo spettatore. Forse il suo interprete, Karl Urban (Éomer ne Il signore degli anelli), non dà il meglio di sé. Ma è difficile non giustificarlo. I dialoghi si contano sulla punta delle dita e sono così poco significativi che il film si potrebbe seguire anche a volume azzerato. Si potevano approfondire la psicologia del personaggio, le difficoltà d’integrazione del “diverso”, l’importanza dei legami di sangue e di quelli di cuore. Nessuno di questi spunti è stato però approfonditi.

Se poco si può dire in difesa della scarsa sceneggiatura, qualche parola va invece spesa sulla buona resa visiva, garantita innanzitutto dalla splendida fotografia diretta da Daniel Pearl. Ottima la scelta dei paesaggi, dominati in alcune scene dal ghiaccio, in altre dalle verdi foreste canadesi. I colori riescono a rendere, molto più della recitazione e dei dialoghi, la contrapposizione tra i due mondi: tra gli oscuri e “freddi” vichinghi e i pacifici indiani, vestiti di pelli leggere e non di spaventose corazze. Ma i pregi finiscono purtroppo qui. Il film non è stato molto apprezzato dai popoli scandinavi, che hanno visto rappresentare i loro antenati come dei barbari sanguinari. Ma sono in buona compagnia. Pathfinder ha lasciato perplessi parecchi spettatori. E non solo per la scarsa attendibilità storica della pellicola, che regala elmi dotati di corna ai vichinghi (in perfetto stile Asterix) e popola di cavalli l’America cinquecento anni prima dell’arrivo degli spagnoli.

Il problema vero sono i fiumi di sangue che scorrono sullo schermo. È vero, le scene di violenza esplicita sembrano ormai diventate un richiamo irrinunciabile per i film d’azione dal sapore storico-mitologico. Non è una novità. Ma qui si ha la chiara sensazione che le prolungate carneficine servano a compensare le lacune di una trama che si esaurisce in mezz’ora. E così, nella seconda parte, il film non procede. Non ha più nulla da dire. Manca la forza, l’eroismo, la follia e perfino i dialoghi sprezzanti di 300 (Zack Snyder). E manca l’ottima sceneggiatura “a incastro” di Sin city (Frank Miller e Robert Rodriguez). Insomma, una bella confezione regalo che nasconde poco o nulla: solo ettolitri di sangue in 99 lunghissimi minuti. Tra teste mozzate, occhi che fuoriescono dall’orbita, collane di dita umane e corpi straziati, solo i costumi e l’ambientazione “esotica” convincono lo spettatore di non essere per errore entrato nella sala di proiezione di Hostel 2.

Titolo originale: Pathfinder
Nazione: U.S.A.
Anno: 2006
Genere: Azione, Avventura
Durata:
Regia: Marcus Nispel
Sito ufficiale: www.pathfinderthemovie.com
Cast: Karl Urban, Russell Means, Ralf Moeller, Jay Tavare, Nathaniel Arcand, Wayne Baker, Moon Bloodgood, Clancy Brown, Hannah Jeffery, Jon Kralt, Kevin Loring
Produzione: Vinland Productions Canada Inc., Phoenix Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 24 Agosto 2007 (cinema)