“Petites historias das criancas” di Gabriele Salvatores, Fabio Scamoni, Guido Lazzarini

“La vita è un gioco collettivo che si fa con altri”

Ice et ailleurs
Ci sono dei film ai festival internazionali che logicamente si portano dietro la tensione del debutto perché devono soddisfare tantissime aspettative. Non è il caso di questo documentario d’autore Petites historias das criancas perché, pur essendo un buon lavoro registico di Gabriele Salvatores, Fabio Scamoni e Guido Lazzarini è stato realizzato per rendere nota un’iniziativa che dura già da 10 anni e portata avanti dalla squadra calcistica dell’Inter, dal suo presidente Massimo Moratti, altri componenti della sua famiglia (aiuto regista la figlia) e da tantissime altre persone visto anche il lunghissimo elenco di nomi nei titoli di coda: “tutte protagoniste” tengono subito a precisare gli intervenuti, dopo la prima proiezione pubblica.

“Primo lavoro su commissione, ma d’altra parte lo fu anche la Cappella Sistina” ironizza Salvatores spiegando questo collage di immagini e di storie provenienti dai 17 paesi nel mondo, da Gerusalemme a Cuba, dall’Africa nera alla Cina, dove il progetto di intervento sociale e di cooperazione è stato sviluppato.
_ “E il senso di questo non è certamente quello di andare alla ricerca di talenti in giro per il mondo, ma aiutare dei bambini a tornare a giocare, cosa che a molti è negata vista la situazione sociale e famigliare nella quale vivono” spiega Massimo Moratti, presidente di F.C. International Milano al quale torna in soccorso Salvatores: “In 10 anni non è nato nessun campione ma sono nati degli uomini. Il momento del calcio diventa un momento di aggregazione; volevamo che in fondo capissero che la vita è un gioco collettivo che si fa con altri”.

Poi vengono interrogati dal pubblico sulla pericolosità di alcuni posti. Sicuramente non dev’essere stato facile girare in una favelas brasiliana o in Colombia. “Quello che ci ha aiutato a Rio – interviene il co-regista Scamoni – è che tutti i trafficanti hanno dei figli e anche se loro fanno quel lavoro, sperano che i figli abbiano un futuro diverso. Capiscono che noi vogliamo portare avanti un progetto per loro. Noi andiamo, chiediamo e fortunatamente capiamo quali sono le loro esigenze”.
_ Le note amare arrivano alla fine quando la macchina da presa stringe su alcuni volti, i più piccoli parlano di quando diventeranno campioni, quelli un po’ più grandi mettono un ‘se’ fino ad arrivare al parrucchiere ormai diciottenne con il suo “quando volevo fare”.
La speranza diminuisce con l’avanzare dell’età di questi fanciulli ma, anche per i più grandi, rimane il ricordo di aver indossato una maglia per loro molto importante, che gli ha dato il senso di appartenere a qualcosa di bello.
_ Il progetto, oltre a promuovere il gioco del calcio, cerca di valorizzare aree isolate, integrare (soprattutto in Romania dove il problema è più diffuso) i bambini di orfanotrofi e recuperare situazioni psicomotorie problematiche.

Ci sono indubbiamente i colori del cinema di Salvatores in questo documentario e la scelta di intrecciare e a volte fondere le diverse storie (con l’aiuto anche di un cross musicale) è molto coinvolgente anche perché le interviste a ragazzi geograficamente lontani sono scandalosamente simili in questa globalizzazione anche dei problemi. Forse è davvero un po’ esagerato farlo durare 90 minuti (tempo regolamentare di una partita di calcio), soprattutto se avrà una circuitazione scolastica, ma questo progetto è così onesto, utile, è stato fatto crescere senza inutili pubblicizzazioni che tutte le considerazioni cinematografiche crediamo siano fuori luogo.

PETITES HISTORIAS DAS CRIANÇAS
2008, beta digital, 90’
immagini : Giuseppe Baresi
scenario: Fabio Scamoni, Gabriele Salvatores, Guido Lazzarini
montaggio: Giorgio Garini
musiche: Tiziano Popoli