Presentate Le giornate del cinema muto
Giunte alla ventottesima edizione, le Giornate del Cinema Muto si trovano sempre più rafforzate dalla felice consapevolezza che l’universo del cinema muto è di una vastità e gioiosità spettacolare sorprendenti anche per chi vi si dedica da tempo. Il programma che si offre quest’anno sembra sottolinearlo incessantemente, senza soluzioni di continuità tra l’approccio dello studioso, che attende l’appuntamento pordenonese con trepida attesa, e quello dei pubblici non specialistici, attratti dalla curiosità e dall’evento.
L’apertura stessa del festival sarà la migliore possibile. Tra gli eventi musicali di questa edizione, punta di diamante della manifestazione, vi è l’inaugurazione con The Merry Widow (La vedova allegra; 1925) di Erich von Stroheim, forse il capolavoro assoluto di uno dei massimi cineasti di ogni tempo, in una serata organizzata con la collaborazione della Banca Popolare FriulAdria–Crédit Agricole. Film in cui la crudeltà stroheimiana si unisce, non “parodisticamente” ma in un reale abbraccio amoroso, con la brillante leggerezza dell’operetta (quindi con una fonte eminentemente musicale). Gemma incastonata tra i periodi in cui l’opera stroheimiana veniva punita da normalizzazioni produttive, questo film si offre agli spettatori di ogni tempo come una derisoria illusione di felicità, che è il nucleo di questa favola d’amore interpretata dai divi MGM Mae Murray e John Gilbert.
Alcune tra le altre massime presenze divistiche senza tempo sono disseminate nel programma: un gruppo di film della prima tra le dive europee, la danese Asta Nielsen; tre film (La bufera, Marion, Mariute) di una delle Dive per antonomasia, l’italiana Francesca Bertini; un film della meravigliosa polacca Pola Negri, diretto dal suo primo pigmalione, Kurt Matull, prima dei destini lubitschiani e hollywoodiani dell’attrice. E ci sarà Rodolfo Valentino, memorabile interprete di The Eagle (1925) di Clarence Brown, il film che ha segnato la visione infantile di Riccardo Freda, portandolo a realizzare un’altra Aquila nera.
Come ben sanno gli spettatori delle Giornate, il film singolo è alternato e intrecciato nei programmi del festival con rassegne più estese. Una di queste, “Sherlock e gli altri: il detective inglese nel cinema muto”, curata da Jay Weissberg, vuole unire ricerca filologica e gusto del divertimento, con otto programmi di film polizieschi, direttamente o indirettamente ispirati a Conan Doyle.
Altra rassegna rivelatrice sarà quella dedicata alla produzione Albatros degli esuli russi in Francia, comprendente tre film del misconosciuto Viatcheslav Tourjansky, che concluderà la sua opera in Italia come compagno di strada di Cottafavi e Gallone.
Conclusa l’anno scorso la maratona attraverso l’opera infinita di Griffith, le Giornate aprono un’altra rassegna, curata da Paolo Cherchi Usai, destinata a ripensare il nostro rapporto coi valori dell’epoca muta. “Il canone rivisitato” riproporrà negli anni alcuni dei film considerati i classici dei primi decenni del cinema, di cui si vogliono ritrovare le ragioni di una grandezza non monumentale ma flagrante anche per gli spettatori di oggi. Con un’antologia di titoli prodotti nell’arco di tre decenni, dagli anni 90 dell’Ottocento al 1918, la sezione americana “The Screen Decades Project”, sarà l’occasione per rivedere film di Porter, G.M. Anderson, Winsor McCay e un episodio di The Perils of Pauline, uno degli oggetti di culto del surrealismo.
Molte altre meraviglie si scopriranno nel programma delle Giornate di questa edizione.
Photo Credits: Fotocollection Filmmuseum Vienna