Presentazione del libro “Dopo ogni abbandono” di Brunella Schisa

Il romanzo sulla Contessa Lara: una donna che scardina certezze

Roma. Il 29 settembre presso la libreria Enoarcano Brunella Schisa, scrittrice e giornalista del Venerdì della Repubblica, ha presentato il suo romanzo Dopo ogni abbandono. All’incontro hanno partecipato Gaetano Cappelli e Silvana Mazzocchi.

Il romanzo è ambientato nella Roma di fine Ottocento raccontata in maniera cinematografica. E’ un romanzo d’amore e di morte, ma soprattutto di una donna ribelle: Evelina Cattermole, un personaggio realmente esistito, meglio noto con lo pseudonimo di Contessa Lara.
“Un’anima furiosa sotto le spoglie di una seducente signora bionda”, dicevano di lei.

Per la scrittrice è un romanzo sull’ambiguità. Potremmo chiederci se Lara fosse un angelo o un demone. Sicuramente una donna fuori dalle regole, libera e odiata dalla società per la sua eccentricità. Scrittrice e giornalista, non si faceva mantenere dagli uomini ma era lei che li “manteneva”. Il suo amore le viene ucciso a ventiquattro anni dal marito, anche da adulta continua a frequentare ragazzi giovani e considerata per questo “una donnaccia o poco più d’una prostituta, che metteva in pericolo i buoni costumi della società”.

Il romanzo inizia con il processo sulla morte della Contessa, perché la cosa più importante da raccontare è il giudizio che la gente si era fatta su di lei. L’autrice afferma infatti di non amare il lato letterario della sua protagonista, ma quello più giornalistico essendo lei stessa una giornalista. Per questo motivo, non è stata colpita dalle sue poesie ma piuttosto dal lato “simpatico e moderno” che emerge da quello che scriveva sui giornali.

Schisa ha affermato, inoltre, che alcuni materiali necessari, come le lettere scritte della Contessa non sono presenti tra gli atti del processo, così lei ha dovuto lavorare di fantasia inventando la trama per colmare tale mancanza e chiarire alcuni punti là dove il processo non ci è riuscito. Ma l’autrice ha detto, scherzando, “come direbbe mio figlio ci sta tutta”.

Per descrivere la Roma dell’Ottocento si è documentata leggendo libri sui costumi di quel periodo, ma ammette, sorridendo, che le è sfuggita una inesattezza: la pasta alla carbonara non c’era a quell’epoca.
Il romanzo non è propriamente un romanzo storico, ma antistorico, perché non descrive soltanto la storia e l’ambientazione, ma cerca di riprodurla, come nella parte dedicata all’Opera e alla rappresentazione della Tosca. L’opera ha le stesse caratteristiche del romanzo, soprattutto nei dialoghi dove l’autrice ha usato un linguaggio ottocentesco esprimendone tutta la sensibilità.
Per concludere Silvana Mazzocchi ha letto una pagina del romanzo dove, in risposta ad un personaggio che riteneva la contessa Lara una sciagura per chiunque, Fedea, un altro personaggio risponde: “potete pure odiare una donna che scardina le vostre certezze, ma non meritava di morire”.

La serata si è poi conclusa con un aperitivo nella splendida cornice della libreria.