“Prospekt’s March” dei Coldplay

Una diversa prospettiva


I Coldplay ci ricordano sempre di più gli U2. Sono la band più conosciuta e acclamata del pianeta, come lo era quella di Bono vent’anni fa. Vendono tonnellate di dischi (più i download, ovviamente) come i colleghi irlandesi. Il loro ultimo Viva la vida era prodotto pure da Brian Eno, una delle menti di The Unforgettable Fire e The Joshua Tree.
Diciamo questo perché Martin e soci, a questo punto della loro storia, hanno le stesse possibilità e gli stessi limiti. Gli stessi pregi e difetti.

Ascoltiamo dunque l’ep Prospekt’s March, uscito lo scorso 24 novembre, giusto giusto per gli acquisti di Natale. Sul sito ufficiale della band si legge che si tratta di brani non inseriti nell’album perché non erano pronti a maggio.
Sarà, però a noi qualche dubbio resta sulla validità dell’operazione, anche perché legata a un’uscita in combinato proprio con Viva la vida. Vendere ancora? Non avevano venduto già tantissimo?

A questo punto i fan più devoti saranno già stizziti, invece non hanno di che preoccuparsi: chi scrive ha seguito il gruppo dalla nascita (ha visto a Londra i manifesti che pubblicizzavano Parachutes) e non nega che, per il gruppo preferito, si possa cedere all’idea di voler possedere tutto, vecchi 45 giri, edizione rare, botleg e quant’altro.
Scrivere una recensione è però un’altra cosa. Che senso ha una versione di Lost con Jay Z che rappa, tra l’altro in modo piuttosto sciatto? Il rapper non è l’uomo buono per tutte le stagioni: in questo caso è fuori luogo. Che senso ha un mix non troppo differente dall’originale di Lovers in Japan? Che senso hanno i 50 secondi di Postcards from Far Away, non andavano bene come intro di un altro pezzo? Life in Technicolor ii ha aggiunto il cantato a un’ottima introduzione strumentale: non si poteva tenerla per l’inevitabile cofanetto o raccolta che uscirà fra qualche anno? Glass of Water e Rainy Day usano con furbizia gli stilemi del gruppo, così pure Prospekt’s March e Now My Feet Wont Touch The Ground, ma sono uno scalino più su, tanto che almeno una delle due poteva entrare nel disco senza appesantirlo. Tra l’altro il binomio voce di Chris Martin e pianoforte/tastiere e quello voce di Chris Martin e chitarra restano al momento imbattibili, strade sicure da percorrere senza il pericolo di incidenti.

Ai Coldplay non va negato il merito di una certa umiltà e voglia di mettersi in gioco. Questo lo hanno dimostrato con Viva la vida e in tanti altri modi, ad esempio scegliendo Davide Rossi come collaboratore per gli archi. Già, un italiano. Perché in Italia non ne parla mai nessuno?
Sufficienza, non molto di più per questo ep. Non per cattiveria. Attendiamo qualcosa di più sostanzioso nel futuro, chissà, tra due o tre anni.