“QUANDO LA NOTTE” DI CRISTINA COMENCINI

Ridicolizzando un dramma coinvolgente

Venezia 68. Concorso
A volte occorre un atto di coraggio. Anche se questo implica combattere una forza contraria o scontrarsi con emozioni presuntuose. Non è facile, ma per il bene di un lavoro appassionante e tragico è necessario lasciare andare la propria creatura, senza ripensamenti.

Cristina Comencini è un’ottima scrittrice. Quando la notte è un romanzo che si vive di pancia. È un libro che si legge tutto d’un fiato. È una storia difficile. Le parole impongono l’asprezza della realtà e l’oscurità del vivere. In Quando la notte, l’autrice riesce a squarciare il velo di un tabù: la paura di non riuscire a essere madre, la fatica e il peso della solitudine, il desiderio di fuga, il bisogno di libertà, reazioni fulminee, pensieri essenziali o salvifici, affrontati con senso di colpa, dove, a volte, colpa non c’è, ma solo nervi di umanità.

La narrazione è un duello di monologhi: la dirompenza e la durezza del dolore, trasmessa attraverso i due protagonisti, Marina e Manfred. Due solitudini diverse, che, per vivere, hanno bisogno di aggrapparsi alle rispettive anime.

E qui arriviamo all’atto di coraggio, di cui parlavamo all’inizio. Scrivere questo romanzo è costato impegno a Cristina Comencini, che ne ha voluto realizzare un film, in Concorso alla 68. Mostra del Cinema. Come è successo con La bestia nel cuore, la troppa passione, che impregna le pagine del libro, sfuma. Anche se con sofferenza, quindi, diventa necessario liberare la storia, per rispettare e dare respiro ai personaggi, la malinconia che si portano dentro. Un atto d’amore e di generosità verso un libro tanto faticato e tanto bello.

Manfred (Filippo Timi) è una guida di montagna, rude, sprezzante. La moglie lo ha abbandonato, portandosi dietro i figli, incapace di vivere isolata tra i monti.
Marina (Claudia Pandolfi) è una giovane donna, con un bambino di due anni, Marco. Stanno trascorrendo insieme un mese in montagna. Il marito è rimasto in città.

La Comencini dirige, senza troppa certezza, questo film tratto da una sua creatura. I traumi, le ansie, le diffidenze, le assenze, vissuti da Manfred e Marina, due microcosmi non rassicuranti, vengono qui percettibilmente modificati a favore di una versione cinematografica romanzata.
L’ambivalenza del rapporto con il bambino, la limitazione della propria libertà in rapporto all’acquisizione del rapporto con un altro essere umano – le emozioni di Manfred amplificate dall’abbandono, la sua impossibilità di controllo sulle paure passate – che nel libro hanno un impatto straordinario, qui annaspano tra i sentieri di montagna.
Il film, Quando la notte non riesce a coinvolgere. Non sa avvicinare il pubblico alla storia.

L’ingranaggio dell’oggettivazione dei monologhi (del libro) avviato dalla Comencini spezza il valore delle parole, ridicolizzando situazioni e momenti. Non c’è suggestione. Non c’è emozione nel linguaggio cinematografico scelto.
Per troppa ingenuità o troppa arroganza, Quando la notte
viene banalizzato a romanzetto da edicola, privando i personaggi del dramma tangibile del reale, incrinando i silenzi dell’atmosfera.

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Titolo originale: Quando la notte
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 114′
Regia: Cristina Comencini
Cast: Claudia Pandolfi, Filippo Timi, Thomas Trabacchi, Denis Fasolo, Michela Cescon
Produzione: Cattleya, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: Venezia 2011
28 Ottobre 2011 (cinema)