RAPPRESENTARE IL CORPO

Arte e anatomia da Leonardo all’Illuminismo

La mostra di Bologna conferma un crescente interesse nei confronti dell’anatomia e in particolare, nello specifico dello studio del corpo umano, dell’implicito rapporto tra arte e medicina. L’esposizione di Bologna, infatti, si sovrappone e direi integra la rassegna dedicata a Girolamo Fabrici d’Acquapendente (ca. 1533 – 1619) e alle sue colorate tavole anatomiche conservate in originale presso la Biblioteca Marciana, esposizione tuttora in corso a Venezia e allestita nelle sale della Libreria Sansoviniana.

Il rapporto arte–medicina è indissolubile ed emerge nel taglio curatoriale della mostra di Bologna evidenziandosi sin dalle prime delle quindici sale espositive che ne contrassegnano il percorso. Qui si può ricucire un immediato rimando, per quanto concerne l’antichità, agli scritti di Ippocrate e soprattutto di Galeno con le sue descrizioni del corpo umano i cui contenuti vennero poi verificati dagli artisti nel periodo umanistico rinascimentale.

In tal modo fu reso possibile agli studi anatomici di progredire e di poterli inserire, a pieno titolo, nello” Studium” bolognese come disciplina inizialmente associata agli “storici” studi di diritto, consentendo così la nascita della Facoltà di Medicina. La Medicina, infatti, nel primo medioevo non faceva parte né delle arti del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica), né di quelle del trivio (grammatica, dialettica, retorica) e, inizialmente, non era nemmeno inserita nelle “artes mechanicae”: gli arabi vantavano una notevole conoscenza nel settore terapeutico, si rammenti il codice di Avicenna e nella penisola italiana la celebre “scuola di Salerno” (IX secolo) che si basava sulla conoscenza delle proprietà salutifere delle erbe utilizzate come medicinali naturali, erbe e fiori che venivano dettagliatamente riprodotti su pergamena nelle splendide miniature del periodo, poi raccolte nei cosiddetti Erbari dei “Tacuina Sanitatis”.

Ovviamente in un’epoca in cui mancavano i microscopi e la fotografia non era stata ancora inventata, chi meglio dei più dotati artisti potevano dedicarsi a tali particolari mansioni? Spesso, inoltre, tali studi venivano utilizzati come modelli da seguire nella realizzazione di elementi architettonici come gli svariati floreali capitelli, o nella stesura di dipinti su tavola, su affresco o sulle vetrate così in voga nell’architettura gotica d’oltralpe. E quindi costituivano utili repertori per altri tipi di soluzioni artistiche: “dal micro al macro” e viceversa “dal macro al micro”, è un concetto che può esprimere con chiarezza questo ulteriore utilizzo nel mondo delle arti evidenziando, comunque, i benefici scambi intercorsi tra l’arte e la scienza sin dall’età medievale.

Bologna ebbe il primato di aver acconsentito fin dal Trecento a Mondino de’ Liuzzi di assecondare i suoi studi attinenti all’anatomia e, in generale, alla scienza medica.
La dissezione dei corpi per lo studio della miologia, dell’osteologia e degli organi interni veniva concessa quasi esclusivamente nel caso che si potesse intervenire su corpi di persone decedute per cause sospette. Solo per questi motivi si autorizzava l’autopsia, e in tal caso si possono meglio comprendere le conseguenti prime concessioni di inserire la disciplina anatomica all’interno degli “storici” studi della giurisprudenza dello “Studio” felsineo. Poteva, comunque, essere concessa la dissezione anatomica anche nei confronti di corpi di persone giustiziate per aver commesso dei reati gravi che prevedevano la pena di morte.
Nell’Umanesimo e nel Rinascimento tali studi subiscono un incremento grazie soprattutto ai contributi di Leonardo. Dalla collezione del Regno Unito della biblioteca della residenza reale di Windsor sono stati prestati, per l’occasione, otto magnifici disegni anatomici ben indagati, nel contesto generale della figura dell’artista, da uno dei maggiori esperti del settore, lo storico dell’arte Carlo Pedretti.

Leonardo, nella sua bottega, con i suoi allievi spesso sezionava cadaveri che andava direttamente a recuperare nei cimiteri, incorrendo in rischiose violazioni. Sono noti a tutti i suoi studi di analisi del corpo umano che comprendevano dettagliate indagini sul funzionamento degli organi interni. Ciò comportò un notevole sviluppo della scienza medica grazie anche agli specifici approfondimenti condotti, poco tempo dopo, da Andrea Vesalio contenuti nel suo “De humani corporis Fabrica”, ancora oggi ritenuta una valida fonte.
Suggestivi ed esemplificativi i dipinti esposti con gli scorci sui corpi senza vita dei vari soggetti raffigurati e che rivelano, da parte dei pittori, notevole conoscenza del corpo umano, com’è evidente nel “Cristo morto” di Marco Loves, che ricorda, pur nella diversa impostazione orizzontale, il più noto dipinto del Mantegna conservato a Brera. Sono, inoltre, presenti in mostra una serie di tele rappresentanti la “lezione anatomica” e tra queste citiamo quella realizzata da Michiel e Pieter van Mierevelt che, assieme alle altre opere, documenta l’attenzione nei confronti di tale soggetto ripreso più volte dai pittori olandesi del ‘600 e rappresentato magistralmente dallo stesso Rembrandt.

La mostra continua con altri pezzi significativi come il modello del Teatro Anatomico di Fabrici d’Acquapendente, ovvio rimando ai nuovi metodi adottati e idonei all’insegnamento universitario della disciplina; seguono le ceroplastiche di Ercole Lelli (Bologna, 1702 – 1766), “direttore di figura” dell’Accademia Clementina, iniziatore di un genere allo stesso tempo artistico e scientifico. Nelle proposte di Lelli si avverte, comunque, una certa ossessione maniacale nella ripresa di tali studi poi assecondati dai suoi prosecutori come Giovanni Manzolini e Anna Morandi.
In conclusione sono esposte alcune incisioni e pochi ma preziosi dipinti dei primi docenti della storica accademia bolognese che ci invitano a una riflessione sulla “vanitas” e il ricorrente “memento mori” che fanno un po’ da corollario artistico a tali studi anatomici che diventarono sempre più di pertinenza scientifica: si tratta di soggetti così in voga durante il XVII secolo e non soltanto tra i celebri pittori della scuola emiliana.

RAPPRESENTARE IL CORPO.
ARTE E ANATOMIA DA LEONARDO
ALL’ILLUMINISMO
Bologna, Museo di Palazzo Poggi
Via Zamboni, 33
Curatore: Walter Tega
Orari: tutti i giorni 9.30-19.30
Biglietti: intero€ 6,00 ridotto€ 4,00;
Studenti: ingresso gratuito
Ufficio stampa: Patrizia Romagnoli
Tel 051 209 92 32; fax 051 209 92 31
e-mail: ustampa@ammc.unibo.it
Catalogo BUP
11 dicembre 2004 – 20 marzo 2005