“Racconti umoristici” di Federico Fellini

Fellini in libreria sotto una nuova veste

Le ultime opere di Federico Fellini, intrise come sono di malinconico lirismo nei confronti di un cinema ormai scevro di fantasia, si scontrano esplicitamente con quelle forme brevi di pubblicità che volgarmente spezzano l’atmosfera sognante dei suoi film

Ma il rapporto fra il cinema e la pubblicità lo perseguiterà per l’intero arco della sua carriera, tanto da impedire alle televisioni commerciali – con una clausola contrattuale regolarmente firmata in sede di produzione – di trasmettere il suo film, La voce della luna, a causa delle continue interruzioni pubblicitarie. Ma se per Fellini la televisione è “un rito funebre travestito da music hall”, come mai il grande maestro, negli ultimi anni della sua carriera, decise di realizzare diverse campagne pubblicitarie per la televisione italiana?
A distanza di quindici anni dal suo ultimo film e a circa un decennio dalla morte, la risposta ci è data dall’editore Einaudi, che pubblica una raccolta di scritti, molti dei quali inediti, in cui, per chi non lo sapesse, si ripercorre la nascita artistica del grande regista prima del suo arrivo a Cinecittà (Federico Fellini, Racconti umoristici, a cura di Claudio Barabba, pagg.291, Einaudi,Torino).

Prima di diventare il regista de La dolce vita e di Amarcord, Federico Fellini, poco più che diciottenne, era arrivato a Roma approdando alla redazione del Marc’Aurelio – nota rivista satirica degli anni precedenti la seconda guerra mondiale – come giornalista umoristico e vignettista.
Nelle prime pagine si legge un divertente articolo pubblicato nel trentanove, in cui Federico (si firma così, oppure Fellas) parodizza proprio il suo ingresso al Marc’Aurelio con un’improbabile lettera al direttore. Comincia così, anche se in maniera un po’ ingenua, a far conoscere il temperamento e la prosa poetica che lo accompagnerà per tutta la vita. Ed è proprio con l’arrivo a Roma, con i suoi ritmi e i muri tappezzati di affiches pubblicitari, che Federico si muove di manifesto in manifesto, trasformando il suo immaginario privato in visione collettiva. Una delle rubriche più importanti che cura sulla rivista è proprio il raccontino pubblicitario, racconti brevi in cui clienti-acquirenti, si dimostrano pronti a tutto pur di entrare in possesso dei prodotti della marca “pop”: condannati felici di farsi decapitare da lame pop o clienti del ristorante commossi nel farsi versare addosso un’ustionante porzione di pasta. Ovviamente pasta “pop”. Sono ancora gli anni in cui Fellini vede con favore l’avvento della pubblicità, pregna di significati sociali nel boom economico degli anni sessanta e indicatore delle neonate voglie consumistiche degli italiani.

Ma come segnala il semiologo Paolo Fabbri, tutto ciò è destinato a cessare brutalmente. La pubblicità della neotelevisione non è più trattamento notturno della veglia, ma trattamento diurno del sogno.
La televisione ha svelato tutti i meccanismi del desiderio, un’esibizione fine a sé stessa dove il sogno è senza segreto, senza più tentazione. E’ per questo che i primi scritti di Federino Fellini non sono solo un vezzo da cinefili, ma un modo per conoscere l’evoluzione del genio di un artista che ha saputo, a differenza di ciò che millantano diversi critici, cogliere le evoluzioni e le involuzioni del suo tempo, riversandole all’interno dei suoi film. Nel libro sono presentate altre rubriche, scritte fra il quaranta e il quarantadue, in cui Federico rifà il verso, talvolta, alle debolezze dell’uomo, alle conseguenze dell’amore, alle differenze fra atteggiamenti e comportamenti della natura umana, spesso di chiara matrice autobiografica. Si sa, realtà e finzione in Fellini sono inscindibili. Ciò che conta è che, nell’onirismo insonne di cui ci si permea, un libro come questo possa rendere omaggio a chi, con le sua fantasia, ha regalato e continua a regalare, le sua lucida visionarietà. E’ così – in un’intervista con Enzo Biagi – che disse di voler essere ricordato. Un cantastorie, uno di quelli che non si stanca mai di raccontare. A dieci anni dalla scomparsa, questo ci dimostra che è vero.

Federico Fellini, Racconti umoristici, a cura di Claudio Barabba, pagg.291, Einaudi,Torino