Re:Zeitung di Anne Teresa De Keersmaeker: la supremazia del movimento sulla narrazione

La coreografa fiamminga inaugura il Gesualdo Danza con un'illustre rivisitazione e conferma il valore della sua ricerca coreografica

“Zeitung” in tedesco significa giornale, quotidiano d’informazione. Contenitore di avvenimenti, fatti, opinioni, insomma di tutto quel che è notizia e che è, di solito, un risultato importante e manifesto scaturito dalle infinite combinazioni delle relazioni umane.

Ed è l’indagine su un altro tipo di relazione, quello tra danza e musica, che ha portato la coreografa Anne Teresa De Keersmaeker ad elaborare insieme al pianista Alain Franco il suo personale Zeitung nel 2008.

Differentemente da quanto accade con le notizie giornalistiche, che invecchiano e si dimenticano presto, aver assistito a Re:Zeitung, recente rivisitazione, è la dimostrazione che la bellezza non subisce mai il passare del tempo, anche quando è il frutto di un’arte effimera come la danza.

Domenica 2 Novembre il Teatro Carlo Gesualdo di Avellino ha ospitato, infatti, l’unica tappa italiana della alla seconda tournèe di questo lavoro, dando il via alla rassegna “Gesualdo Danza” diretta da Adriana Borriello. Un esordio importante e impegnativo, considerato il fatto che raramente la De Keersmaeker o i suoi gruppi oltrepassano le Alpi, figuriamoci spingersi tanto a Sud.

Re:Zeitung è il frutto di una rielaborazione affidata dalla coreografa fiamminga ad alcuni ex allievi della sua P.A.R.T.S., Performing Arts Research and Training Studios – International, forse la più prestigiosa scuola europea in materia di danza contemporanea, di quell’opera Zeitung sopracitata e portata in scena dai componenti della compagnia Rosas.
-Zeitung nasce per 9 danzatori, donne e uomini, ma nel nuovo esperimento della De Keersmaeker i performer sono sei e tutti maschi. In bilico tra composizione e improvvisazione, i ballerini si muovono sul palcoscenico in cui l’iniziale spazio performativo è limitato dalla presenza di due file di fari bianchi posizionati a taglio a terra. È in questa piccola arena rettangolare, accarezzata dai fasci di luce che sfiorano il suolo, che si svolge la maggior parte della coreografia. Oltrepassati questi “confini”, tranne poche eccezioni, la coreografia si interrompe e i danzatori restano come in attesa del loro turno. In piedi, seduti a terra o a cavalcioni sulle grandi casse acustiche, con le braccia incrociate o poggiate sui fianchi, poco importa. Non tocca a loro, non finché uno sguardo non li richiamerà in causa. Il resto della scena è il teatro nudo: nessuna quinta, niente fondale. Tutto è in bella vista: cavi e funi, carrucole e scale. Il mistero dello scheletro della struttura teatrale è svelato. Scelta registico-scenografica d’impatto ma, dobbiamo ammetterlo, nel contesto particolare un po’ infelice, date le enormi dimensioni di un palco che già paga una grande distanza dalla platea per la presenza della buca dell’orchestra. Per quanto bravissimi, i sei danzatori sono apparsi piccoli, lontani, distanti dagli osservatori, penalizzando un lavoro che, in uno spazio più intimo, sarebbe sicuramente riuscito ad emozionare ancora di più.
-Perché, scalzi e vestiti in abiti comodi, come tute, felpe e magliette, gli interpreti si sono donati in tutta la loro bravura. Fluidi ed energici, morbidi eppure decisi, si sono incontrati, separati, seguiti, evitati, in un costante processo creativo che si dispiegava sulla musica e nei silenzi.

I danzatori hanno “giocato” con gli assoli per pianoforte eseguiti da Franco su brani di Bach, Webern, Schönberg. Li hanno presi per mano e suonati all’unisono, facendo dei loro corpi altro strumento; oppure li hanno contrastati mostrandone visivamente tutte le fattibili letture e moltiplicando le possibilità attraverso diverse soluzioni. L’assenza di suono tra un pezzo e l’altro è stata solo una convenzione uditiva: la coreografia continuava e con essa la presenza di melodia. Potentissimo il finale introdotto da un pezzo degli Einstürzende Neubauten, “ Perpetuum Mobile ”, nel quale la coreografia si è moltiplicata sui corpi dei danzatori, tutti diversi per fisicità, tipologia di movimento, origini geografiche e, presumibilmente, background esperienziale prima di approdare alla P.A.R.T.S., eppure tutti così omogenei e partecipanti ad uno stesso universo.

Come spesso accade nella danza contemporanea, anche in Re:Zeitung (come nel suo predecessore) non c’è una trama da seguire, ma soltanto un’emozione da ricevere. È il grande limite di cui questo settore di Tersicore è accusato: non c’è una storia, non può essere “capito”.

La grandezza di Anne Teresa De Keersmaeker sta nel mostrare con rara maestria la naturalezza del corpo quale prima forma di espressione, nel restituire alla coreografia la sua capacità di essere scrittura che, in quanto tale, proprio come quella che si lega alle parole, può essere a-contestualizzata e risultare bella di per sé e non perché debba necessariamente rimandare ad un contenuto narrativo.

È ciò che provano a dimostrare tutti i coreografi che si cimentano con la danza contemporanea ma non tutti ci riescono bene quanto lei. Che questo lavoro sia in contrasto con il titolo che rimanda, giocoforza, a delle narrazioni compiute? Non se dimostriamo di aver capito la diversità del mezzo di comunicazione. Ciò che è degno di nota, che assurge a valore di notizia perché racconta qualcosa di forte, nella danza, non deve avere necessariamente uno sviluppo narrativo definito. Deve colpire, emozionare, oltrepassare la pelle e mettere in moto il sangue.

Anne Teresa De Keersmaeker consegna allo spettatore la sensazione che la poltrona sia una gabbia, che il posto giusto del corpo sia ovunque, purché in movimento. Con un giornale “fatto” di danza, scritto dalla coreografia su pagine di musica e silenzi, la vera notizia è arrivata a destinazione e accadrà ad ogni replica. Molto più di quanto potrebbero riuscirci tante tradizionali parole.

-Ideazione: Anne Teresa De Keersmaeker&Alain Franco
-Coreografia: AnneTeresa De Keersmaeker
-Dance vocabulary: David Hernandez
-Direzione prove: Moya Michael, Muriel Hérault
-Musica: J.S.Bach, A.Webern, A.Schönberg
-Danza: Louis Combeaud, José Paulo Dos Santos, Youness Khoukhou, Renan Martins de Oliveira, Radouan Mriziga, Jason Respilieux