Alice nella Città – Concorso
Il regista francese Samuel Collardey cerca di ripetere l’ottima prova del 2008, L’apprenti, con la quale si è aggiudicato il premio della Settimana della critica al Festival del Cinema di Venezia, e lo fa raccontando la tragedia quotidiana dell’immigrazione africana in Europa. Ma Collardey sceglie come protagonista un adolescente, un sedicenne senegalese che sogna di diventare calciatore nelle grandi squadre europee e in questo modo riesce a trasformare la tragedia del reale nella fantastica realizzazione di un sogno. È esattamente in questo modo che Little Lion appare agli occhi dello spettatore come una fiaba in grado di rappresentare l’eccezione alla regola della tragica realtà quotidiana.
Mitri gioca a calcio nel suo piccolo villaggio senegalese e un sedicente talent-scout gli promette il palcoscenico europeo al prezzo di uno sforzo economico che indebita la sua famiglia. Arrivato a Parigi, Mitri scopre la menzogna della truffa e si trova senza un soldo in una città immensa, sconosciuta, con la frustrante sensazione di vedersi impedito ogni tentativo di dimostrare il proprio valore. Ed è qui che emerge la vera forza dell’adolescenza, il carattere col quale Collardey riesce a trasformare il quotidiano in eccezionale: è Mitri stesso, attraverso la tenacia e la sfacciataggine della sua età, ad imporsi nei piccoli campi di calcio parigini dove viene pregiudicatamente rifiutato.
La sua caparbietà arriva a contagiare chiunque incontri sulla propria strada e in particolare Serge, un ex calciatore fallito, allenatore di provincia che dovrebbe dare a Mitri l’entusiasmo e la spinta giuste per emergere. Ma il suo rancore verso il mondo del calcio che lo ha masticato e sputato gli impedisce di poterlo aiutare e la sua visione rassegnata del mondo sembra per un attimo distruggere anche il sogno del giovane ragazzo che egli prende sotto la propria ala. Soltanto l’audace insolenza, la testarda tenacia di un adolescente riesce a vincere sul realismo rassegnato di un adulto ribaltando i ruoli quotidiani e trasformando il dramma in una fiaba: l’adulto che dovrebbe aiutare il ragazzo viene invece aiutato da questo a comprendere che la caparbietà della speranza può realizzare qualsiasi cosa, anche il più impossibile dei sogni.
Con Little Lion Collardey si spinge su un terreno difficile da percorrere, quello che si distacca dalla tragedia quotidiana e tuttavia la chiama in causa per mettere in scena la sua impossibilità: l’immigrato che non si limita a sopravvivere, ma riesce a vivere realizzando il proprio sogno. Il film in questo modo perde la propria credibilità, costruito su una sceneggiatura debole che non si presta a nessun colpo di scena, limitandosi a raccontare la parentesi del reale che comunemente rientra nel genere fiabesco in cui realtà e sogno, possibile e impossibile, non si possono più distinguere. E come ogni fiaba anche Little Lion offre allo spettatore un messaggio, una morale: soltanto la testarda ostinazione dell’adolescenza impedisce alla speranza di diventare illusione e con la sua forza contagiosa sa trasformare anche la rassegnazione di chi non sogna più.
Titolo originale: Comme un lion
Nazione: Francia
Anno: 2012Genere: Drammatico
Durata: 101′
Regia: Samuel CollardeyCast: Mytri Attal, Marc Barbé, Jean-François Stévenin, Anne Coesens, Marc Berman
Produzione: Arte France Cinema, Canal+, Cine+
Distribuzione:
Data di uscita: Roma 2012






