Roman Polanski: “The Ghost”

L'evanescente destino di un uomo e di un film

Roman Polanski è sicuramente un uomo la cui vita si può definire ‘travagliata’: nato a Parigi da famiglia ebrea, l’origine polacca non ha di certo favorito il suo ritorno in patria nel 1937 in pieno avvento del nazismo; è stato perciò costretto a fuggire negli Stati Uniti e qui ha preso in moglie l’attrice Sharon Tate. La triste vicenda legata alla fine del suo matrimonio la conosciamo ormai tutti, ma forse ciò che tocca di più è la commercializzazione di quel nome, Charles Manson, che gli ha rovinato la vita. Un duro colpo che segnò la vita del regista dal 1969 ad oggi.

I suoi film hanno sempre pervaso lo spettatore di un unico senso di soggettiva, quella del regista, che non ha mai fatto maschera di sé e del suo ego. Tra i suoi lavori più celebri, finora, abbiamo Cul-de-sac, Rosemary’s baby, Macbeth, Chinatown, La nona porta, Il pianista, Oliver Twist… che altro c’è da dire? Sembrerebbe una carriera fulgida e sfolgorante.

Il suo prossimo film in uscita, The Ghost, sarebbe però in forte rischio ritardo: il suo agente Jeff Berg, infatti, spiega che Polanski era in procinto di terminare la post-produzione quando dagli Stati Uniti è arrivato un ordine di arresto, datato 1978.

Il regista polacco il 1 febbraio 1978 fu condannato dal tribunale americano per il reato di stupro su minore: l’allora tredicenne Samantha Geimer sarebbe stata violentata sotto effetti di droghe e alcool durante una festa privata. A rendere il tutto più reale c’è la vera e propria confessione di [Roman Polanski->mot1971->mot1971] che all’epoca dei fatti si dichiarò colpevole e patteggiò con la procura ottenendo una miracolosa sospensione della pena. A quel punto il regista preferì fuggire dall’America, stavolta di ritorno nella vecchia Europa, e da quel momento non vi fece mai ritorno. Oggi, a distanza di trent’anni dai fatti, gli avvocati di Polanski hanno chiesto una ricusazione dei fatti e, dato che il giudice non può esaminare nessun caso senza l’indiziato in aula, egli avrebbe dovuto affrontare il rimpatrio e l’arresto. Ma Polanski non si è mai presentato davanti al giudice statunitense perciò, quando si trovava in Svizzera per ricevere un premio alla carriera al Zurich Film Festival, le autorità elvetiche (precise come sempre e indifferenti alla fama di chicchessia) lo hanno posto in stato di arresto, in attesa di estradizione. Il regista può comunque, secondo norma di legge, presentare un ricorso d’appello sulla decisione del giudice.

Quindi, con questa grave vicenda in sospeso, sia la lavorazione che il seguente successo ai botteghini di The Ghost è appeso a un filo. E’ pur vero, d’altro canto, che la capacità cinematografica ed il talento dimostrato finora da Roman Polanski non hanno nulla a che vedere con le sue vicende personali o giudiziarie né con gli stati mentali del regista.

Nel cast, tra l’altro, compaiono nomi di spicco: Pierce Brosnan, Ewan McGregor, Kim Cattrall, Timothy Hutton e James Belushi.
Il film è tratto dal romanzo The Ghostwriter di Robert Harris, già noto per Fatherland, Enigma e Pompei, e narra di uno scrittore-fantasma (cioè che scrive per conto di altra gente) a cui l’ex premier britannico Adam Lang dà il compito, dopo la morte del collaboratore incaricato, di redigere le proprie memorie e descrivere gli anni del suo mandato. Durante la stesura della biografia, però, lo scrittore scoprirà pericolosi giochi di potere e segreti di stato, trovandosi immerso nel dilemma etico se prestare fede al datore di lavoro o rischiare la vita e far emergere la verità.

Resta, comunque, ancora ignota al pubblico la data di uscita di questa nuova fatica di Roman Polanski a cui auguriamo, imparzialmente, che possa risolvere per il meglio i suoi problemi giudiziari e che la vita futura riservi meno sorprese.