“Romanzo Criminale” – La serie

L'incubo romano che guarda al sogno americano (1x01; 1x02)

Dal cinema al piccolo schermo, il passo non è necessariamente breve, ma a volte è molto proficuo: così, dopo aver spopolato al cinema, creando anche un piccolo culto, Romanzo criminale diventa serie tv.
Prodotta da Michele Placido (regista del film), Giancarlo De Cataldo (autore del libro) e diretta da Stefano Sollima, cerca di raccontare, ancor più fedelmente e in modo articolato, i fatti della Banda della Magliana.

La trama parte dalla genesi della banda, quando il Libanese e i suoi amici, dediti a piccoli furti e truffe di poco conto, reinvestono un grande incasso nel rapimento un ricco conte; si alleano con la batteria del Dandy, ma le cose saranno più complicate del previsto, perché dovranno confrontarsi con i boss della città di Roma, e con quelli più alti di mafia, camorra, politica.

Il punto di partenza dei primi episodi quindi è ancora più a monte, rispetto al film, e la serie cerca di ondeggiare tra noir, poliziottesco e ricostruzione storica, mettendo bene in chiaro il contesto politico e sfruttando il respiro dato dai 12 episodi da 50′ ciascuno, per ampliare ed evidenziare il contenuto di saga, riuscendo – nonostante gli evidenti limiti economici – nell’intento.

Nel mettere in scena questa versione romanesca – tutta girata tra la Garbatella, Testaccio e l’Eur profondo – delle grandi ascese criminali americane, Sollima e soci (Daniele Cesarano, Paolo Marchesini, Barbara Petronio Leonardo valenti gli sceneggiatori) cercano di equilibrare il lato “romantico”, nel senso letterale del termine, con quello più realistico, tentando di dare significato al contesto storico-politico, almeno nel primo episodio, non solo all’esterno della banda (ritornano le eminenze grigie, di spalle nel film), ma anche all’interno della banda, ritratta come specchio della società italiana sul finire degli anni ’70.

Con un ritmo teso e serrato, Sollima riesce a dare una forza e uno sguardo abbastanza aperti a un prodotto italiano, a conferma della cura dei prodotti Sky, cercando di riflettere sulla nostra storia in modo del tutto nuovo per la televisione nostrana, entrando esplicitamente nelle pieghe oscure del passato e della realtà, non dimenticando però la lezione americana di serie come I Soprano o Brotherhood, soprattutto nella seconda parte che, concentrandosi sui rapporti interni alla banda, perde un po’ di verve.
Resta in ogni caso un prodotto di fattura a tratti molto buona, scritto con acume e intelligenza e diretto con grande professionalità (a eccezione di una colonna sonora standard, non troppo calibrata).

Ulteriore merito della produzione è la scelta di un cast di semi professionisti o attori all’esordio, che non fanno rimpaingere il cast del film: seppure con toni un po’ troppo caricaturali nella descrizione della loro romanità, Francesco Montanari, Alessandro Roja, Marco Bocci e Daniela Virgilio si dimostrano facce notevoli, ottimamente affiancati da comprimari di peso (molto bravo Mauro Meconi); menzion a parte la merita il bravissimo Vinicio Marchioni, che nel ruolo del Freddo, supera persino Kim Rossi Stuart.
S’intravedono così reali possibilità di sviluppo per la narrativa televisiva italiana, appoggiata da strutture cinematografiche, che deve solamente togliersi di torno il pressapochismo professionale e la piattezza delle sue storie. Stando a questa première possiamo ben sperare.