Prodotto da Doppiaeffe, Romolo il Grande è interpretato da Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini, Virgilio Zernitz, Norma Martelli, Luciano D’Amico, Antonio Fornari, Liliana Massari, Francesco Sala, Francesco Cutrupi, Davide D’Antonio, Francesco Frangipane, Roberto Pappalardo , Lorenzo Praticò, Alfredo Troiano. Regia di Roberto Guicciardini, scene e costumi di Lorenzo Ghiglia, musiche di Lino Patruno, luci di Luigi Ascione.
Prendendosi molte libertà con la Storia, Romolo il Grande racconta la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Il protagonista è infatti proprio lui: quel Romolo imperatore, per scherno soprannominato Augustolo, che i libri di scuola ci ricordano fu deposto nel 476 d.C. dal barbaro Odoacre, il quale decise poi di rinviare le insegne imperiali a Costantinopoli. Scritto dallo svizzero Friedrich Dürrenmatt (1921-1990) nel 1949, ma rielaborato più volte sino al 1964 Romolo il Grande, che ha come sottotitolo: “Una commedia storica che non si attiene alla storia”, può essere letto ancora oggi come una metafora del presente, offrendo al teatro ampio materiale di riflessione e di divertimento.
Odoacre sta avanzando inesorabile nel nord d’Italia, ma a Ravenna Romolo sembra interessarsi solo all’allevamento dei polli e ignora gli appelli dell’imperatrice Giulia, che vorrebbe risvegliare in lui ambizioni regali. Nello sfacelo generale, favorito dalla distaccata ironia dell’imperatore, la figlia di Romolo trascorre il tempo a studiare le tragedie greche, mentre tutti a Corte concorrono a spingere l’impero verso la bancarotta. La proverbiale efficienza romana sembra ormai appartenere solo al cuoco e ai due camerieri. Ma sotto la maschera grottesca della follia, Romolo rivela ben presto anche un’agghiacciante lucidità: le sue stranezze e i suoi comportamenti eccentrici sono solo un modo di esprimere la più radicale e definitiva consapevolezza, da parte di Romolo, dell’inesorabile declino del mondo occidentale, nei cui ideali egli è ormai il primo a non credere più. E proprio in questo suo disperato rifiuto di un’intera civiltà, Dürrenmatt riconosce la vera grandezza di Romolo, essendo egli l’unico ad aver coscienza del carattere grottesco della realtà e a essere consapevole che in questo universo senza senso il ruolo del clown è l’unico che merita di essere recitato: con divertita grandezza e sino alla fine.
Per Romolo il Grande – in scena alla Corte da mercoledì 9 a domenica 13 dicembre – sono validi tutti gli abbonamenti (Fisso, Libero e Giovani), oltre che le consuete agevolazioni per studenti e gruppi organizzati in collaborazione con l’Ufficio Rapporti con il Pubblico.
Info: 010/5342300 www.teatrostabilegenova.it – [info@teatrostabilegenova.it->info@teatrostabilegenova.it] orari: da mercoledì a sabato ore 20,30 – domenica ore 16 prezzi: 23,50 euro (1° settore), 16,00 euro (2° settore).






