Il meraviglioso concerto diretto da Yuri Temirkanov nell’ambito del Festival Russo all’Auditorium Parco della Musica, celebra i compositori russi Caikovskij, Glinka e Borodin nelle loro prove più ascoltate, nondimeno evidenziando con virtuosismo elevato sia la suite dal balletto “Il lago dei cigni” di Caikovskij, sia il “Valzer Fantasia” di Glinka che le sfarzose “Danze polovesiane” di Borodin, accompagnate dal magnifico Coro dell’Accademia di Santa Cecilia.
Le conchiglie dei coleotteri dell’architettura di Renzo Piano sovrastano con le loro tenui tinte in legno, l’orchestra e gli ascoltatori, mentre le luci incastonate in questo soffitto tondeggiante proiettano bagliori su un’orchestra sincronicamente perfetta nella sua esecuzione. Gli applausi scrosciano non solo al termine del primo e del secondo tempo, ma fra brano e brano, incitando il direttore a condividere con i musicisti un lodato plauso.
Il Festival Russo, composto da eventi di musica, cinema, teatro e danza, fra cui un’esposizione dedicata all’opera grafica del grande Sergei Eizenstein, ha avuto un successo ineguagliabile: la sala, alla terza prova, è gremita in tutti gli spalti, sebbene accanto, alla Sala Sinopoli, sia in programma a distanza di due ore Paolo Fresu con “Porgy & Bess”.
La scelta di brani dalla suite del balletto presentato in prima assoluta nel 1877 al Teatro Bol’šoi e magnificamente coreografato nel 1895 da Marius Petipa, riguarda le notevoli parti centrali del balletto e le accattivanti danze, ungherese, spagnola, napoletana insieme alla vivace mazurca finale. Del IV atto Temirkanov, che dal 1988 è Direttore musicale e principale dell’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, ha invece diretto le scene finali con musica scritta da Caikovskij per il “Voivoda”, opera giovanile del compositore russo.
Le “Danze da Ruslan e Ljudmila” di Glinka, autore nazionale russo, rappresentate nel 1842 a Pietroburgo, traggono ispirazione da un racconto giovanile di Puškin, laddove la “Valse-Fantaisie”, pagina brillante orchestrata nel 1845, ha un‘origine finemente estemporanea.
L’ultima parte si accende con le Danze polovesiane di Borodin, da “Il principe Igor”, unica possente opera di questo musicista che lavorava come chimico di grido, riservando purtroppo poco spazio alla musica. “Il principe Igor” fu ultimato postumo da Rimskij-Korsakov assieme a Glazunov, ed eseguito nel 1890: l’opera è delineata da un’inneggiante vivacità, sottolineata in questa versione dal coro originale, e avvicinandosi a grandi passi alle esuberanti prove dell’autore di Sherazade, dichiarandone implicitamente la sua paterna adozione.
Temirkanov conquista il pubblico di Santa Cecilia con timbri esatti, ricorrenti nelle frenetiche danze nazionali, i cui colori locali, dai barbari polovesi nelle danze omonime, ai brani da Glinka, fino alle riletture di Caikovskij, descrivono una chiave di lettura per un festival espressivo di una cultura composita. Dal vigore e dal pathos di queste vibrazioni ritmiche, si levano voci che in questa interpretazione colgono pienamente lo spirito russo, la cui tradizione melodica affonda le sue radici nella terra e nella patria di un folclore semprevivo.
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Yuri Temirkanov Direttore
Roberto Gabbiani Maestro del Coro
3-31 dicembre Auditorium Parco della Musica – ROMA





