Concorso
1614. Il giappone è appena entrato nell’era Tokugawa, che si protrarrà fino alla metà dell’ottocento, dopo anni di guerra e di sostanziali divisioni interne. Ieyasu Tokugawa è riuscito nell’impresa di riunire sotto un unico trono la terra del sol levante. Rimangono ancora da “smaltire” le armi con cui il paese è stato unificato: gli shinobi, più comunemente noti come ninja, uomini istruiti all’arte ninja, nati per combattere e vere e proprie armi viventi. Hattori Hanzo, comandante degli shinobi dello shogun Tokugawa, individua gli ultimi due villaggi di ninja rimasti, gli Iga ed i Koga, e progetta un modo per eliminarli.
L’idea di Hanzo è questa: mettere i due villaggi, che già per loro conto hanno una rivalità di più di quattrocento anni ma che vivono in una perenne tregua, l’uno contro l’altro. I capi dei due villaggi sceglieranno cinque campioni ognuno, i quali si sfideranno all’ultimo sangue; questa lotta dirimerà i dubbi sul successore del vecchio shogun.
I due protagonisti del nostro film sono Gennosuke, primo campione e conducente del villaggio di Koga, ed Oboro, prima campionessa e conducente del villaggio di Iga. A complicare la situazione, già di per sè non proprio lineare, ci pensa il cieco e bieco amore che interviene a fare invaghire i due giovani conducenti l’uno dell’altra.
Gennosuke, venuto a conoscenza degli ordini di Hanzo, si rifiuta di combattere, rifiuta di cedere ad un destino che lui non ha scelto per se stesso; al contrario, gli altri nove campioni fremono dalla brama di menare le mani contro i nemici storici. La conclusione viene da sè; i due innamorati saranno costretti a combattersi l’un l’altra, come il destino degli shinobi comanda, e a lasciare che il loro amore viva solo nella dimensione dei loro più intimi desideri.
Sembra proprio che un assiduo lettore dei fumetti della Marvel di Stan Lee ed appassionato di storia giapponese, un bel giorno abbia visto La foresta dei pugnali volanti del maestro Zhang Yimou, e che nella testa di questo qualcuno la reazione alchemica sia stata istantanea. Le atmosfere da melodramma storico sono chiaramente ispirate alle due ultime fatiche di Yimou, l’ambientazione è una delle epoche più importanti della storia nipponica, così come i personaggi storici del film sono fra le figure più imponenti di tutta la storia giapponese (primo fra tutti Ieyasu Tokugawa); e le stilizzazioni, le caratterizzazioni dei dieci campioni shinobi sono degne delle migliori creazioni del padre del fumetto moderno.
Abbiamo infatti Gennosuke che riesce, per dirla con Dan Simmons, a muoversi in tempo rapido facendo sembrare il resto del mondo accanto a lui statico (chi ha pensato a Quicksilver è bravo); c’è Oboro, che con gli occhi riesce a bruciare le sinapsi del nemico (chi ha pensato a Ciclope è bravo); c’è Kagero, donna nutrita fin da piccola col veleno e che quindi è un contenitore deambulante di sostanze tossiche (chi ha pensato a Poison Ivy è bravo).
Sono solo esempi, e probabilmente coincidenze, ma gli agganci sono molti e divertenti da trovare.
Tecnicamente è un film molto valido nella parte centrale, quella dello scontro fra i due villaggi; è inevitabilmente forte la presenza di computer graphic, usata comunque con cognizione di causa e con esiti interessanti. I movimenti della macchina da presa durante i combattimenti, coreografati davvero bene, sembrano volere e potere ricercare qualcosa di buono ed innovativo in un ambito comunque molto abusato, e quindi a corto di novità.
Purtroppo però, il film non risulta riuscito; regia e scrittura non sembrano a loro agio nei momenti del film che toccano corde melodrammatiche. Come spesso capita quando si utilizza un linguaggio cinematografico così sfaccettato come è il melodramma, si finisce per cadere in rappresentazioni manichee e inaccettabili. Sfortunatamente Ten cade nel tranello, e dà un’immagine dell’amore dei due giovani troppo statica; così come sembra insistere troppo sulla contrapposizione che accompagna sotteraneamente tutta la pellicola: il fatalismo convinto degli shinobi contro la voglia di vivere e di crearsi un proprio destino di Gennosuke.
Regia: SHIMOYAMA Ten
Anno: 2005
Durata: 101′ min







