SHOAH, L’INFANZIA RUBATA.

In occasione della Giornata della Memoria, un preziosa mostra fotografica racconta la Shoah vista dagli occhi dei bambini per comprendere sempre più profondamente quell’immane tragedia.

‘Sapere è ricordare’: un modo di dire, una proverbio che mai si sente così veritiero come quando si parla della Shoah. Conoscere che cosa sia successo nei campi di concentramento e in quelli di sterminio, chi fu ucciso e chi si salvò non sono soltanto delle nozioni di storia da imparare e poi archiviare nella mente, ma devono essere ben presenti affinché quell’ immane tragedia non venga dimentica.

Ogni anno, la città di Venezia si mostra molto sensibile alla Giornata della Memoria, che ricorre il 23 gennaio, e che, negli ultimi anni, ha registrato un numero crescente di attività che la anticipano. Quest’anno il programma, organizzato dalla comunità ebraica di Venezia e dall’Associazione figli della Shoah, è molto vario e interessa tutti i rami della cultura: si va da conferenze di ordine storico, a letture di poesie e presentazioni di libri, concerti e rappresentazioni teatrali, per un totale di trenta eventi.

Uno di questi, forse il più interessante per lo scopo, è una piccola mostra fotografica che si tiene a Palazzo Fortuny, dal titolo “Shoah. L’infanzia rubata .”
Una mostra sui bambini che sono morti nei campi o che si sono salvati, ma soprattutto una mostra pensata per i bambini di oggi affinché ricordino per sempre l’eccidio nazista. Le immagini dei disegni dei bambini, le loro poesie, le loro paure espresse in 56 pannelli che sono parte di una mostra itinerante organizzata nel 2004 a Milano dalla fondazione CDEC.

Sotto i propri occhi si vedono scorrere tante storie, alcune famose come quella di Anna Frank o del pediatra Korezak che morì con i suoi amati bimbi, altre poco note come quella di Liliana Segre o di Goti Bauer . Alcuni pannelli ritraggono i bambini veneziani deportati, a testimonianza di quanto pagò la Comunità ebraica veneziana.
Visi di bambini, tra paura della morte e speranza. La speranza, che personaggi come Korezak, hanno sempre cercato di infondere a questi bimbi, per far sì che la loro vita fosse più serena, per permettere che sorridessero anche dentro i recinti di Auschwitz.

L’aspetto più interessante e più bello della mostra è che non si fanno vedere le immagini dei cadaveri, i cumuli di corpi, ma si cerca di far emergere la drammaticità partendo proprio dai visi dei bambini, sorridenti, ma pieni di dolore.
Il percorso è differenziato per fasce d’età perchè, come gli organizzatori Shaul Bassi e Marina Scarpa Campos, hanno sottolineato è importante parlare della Shoah, ma bisogna farlo tenendo conto delle reazioni del pubblico, soprattutto quando questo è composto da bambini. Per questo è stato pensato di differenziare anche il materiale informativo: un testo dal titolo Mi racconti per i bambini delle elementari, le vicende di Anna Frank per quelli delle medie, e delle informazioni più dettagliate per i ragazzi delle scuole superiori.

Shoah, l’infanzia negata, è una mostra evento, non tanto per la tipologia di materiale presentato, ma per gli intenti storici che, per una volta, non riguardano il mondo degli adulti, ma quello dei bambini istaurando un dialogo tra i bimbi del passato e quelli di oggi.

SHOAH, L’INFANZIA RUBATA. dal 10 al 27 gennaio 2005,
Palazzo Fortuny, Venezia,
S. Marco 3780;
+390412747607 (info);
mkt.musei@comune.venezia.it ;
www.museiciviciveneziani.it
orario: 9,30–18.
Chiuso lunedì –
biglietti: ingresso libero
vernissage: 10 gennaio 2005 ore 16