“SILVIO FOREVER” di Roberto Faenza e Filippo Macelloni

Chi deve convincere?

Il sorriso obliquo e smagliante, l’accento lombardo e la statura bassa, con capelli o senza. E’ la provvidenza che si è fatta uomo. Intraprendente sin da piccolo: produce e vende ai coetanei proiettili di cartapesta e aiuta, in cambio di qualche spicciolo, i compagni di scuola, e li rimborsa se gli obiettivi non sono raggiunti.

Un corpo esibito su spiagge affollate – piaceva tanto alle sposine – e le canzoni francesi, cantate in francese per quell’estate passata alla Sorbonne; breve, perché il papà scopre che vive con una spogliarellista e lo riporta a casa. Animatore di notti in crociera, approda con successo al cemento; ma la strada non è tutta in salita, occorre avere ingegno, azzardare. Come quella volta che per dimostrare ai nuovi finanziatori l’interesse dei compratori ha chiamato come figuranti i membri della sua famiglia. Ma sono in molti a sostenere che l’azzardo non si sia fermato a queste piccole mascherate: ci sono stati amici, amici degli amici e stallieri a correre in aiuto.

Illusionista, prestigiatore, guascone, dichiara di essere vincente, di avere fascino, soldi e potere, di essere invincibile e infaticabile: è lui l’esempio vivente che volere è potere. Incanta, accoglie, aiuta, si commuove, fa battute, racconta barzellette che suscitano risate cortigiane. E’ informale, parla come “uno di noi”; ma sa anche indossare un impeccabile Caraceni. Come l’uomo di una volta, è galante e nostalgico: chitarra, tramonto e una canzone per la donna amata ma, da uomo vero, gli piacciono le donne, le tette, i culi, le allusioni e le battute grasse: quelle che si fanno quando si è lontani dalle signore, secondo un classico adagio.

E’ l’uomo che si è fatto da solo – ma proprio solo pare non fosse – l’uomo che ha riportato gli italiani nelle case, appagando i desideri rosa delle casalinghe e quelli più rosso soft dei maschi di tutte le età. L’uomo che ha inventato un partito e l’ha lanciato come se fosse una linea di prodotti da forno; l’uomo che è sceso in campo, con urgenza, per salvarsi, visto che chi lo proteggeva non era più in grado di farlo; l’uomo che possiede televisioni, case editrici, giornali e che nega il conflitto d’interesse perché facendo il bene di tutti ho fatto anche il mio, perché io appartengo ai tutti.

Silvio Forever – non scherziamo! – è un film di montaggio costituito da estratti, frammenti, ritagli, tutti autentici: sono i discorsi, le memorie, le interviste; sono i filmati di repertorio. Tutto quello che è lui: l’uomo più indagato della terra, il presidente del consiglio più discusso e discutibile dei nostri tempi e l’unico uomo al mondo a temere ancora i comunisti.
Un puzzle che ricompone la vita, le opere, i fatti e i misfatti. Da quando piccolo posava nudo sulla pelliccia, come tutti i bambini degli anni Trenta, ad oggi. Stella, Faenza e Rizzo ricalcano lo stile di Forza Italia, documentario del ’76, dal titolo premonitore, che ricostruiva con un collage di repertori le vicende italiane dal secondo dopoguerra agli anni Settanta; gli autori oltre allo stesso Faenza erano Giordana, Padellaro e, incredibile, Carlo Rossella.

Uscito per poche settimane, venne ritirato nei giorni del rapimento Moro. Ma, se Forza Italia è la storia di un sistema creato dagli uomini, documentata attraverso repertori non facilmente accessibili, Silvio Forever non si presenta altrettanto inedito: l’esposizione mediatica dell’oggetto in questione e la facile reperibilità di ciò che in questi anni su di lui è stato prodotto, indebolisce lo sforzo degli autori. L’esperienza di una visione forzata, per un’ora e mezza, e il mal di stomaco conseguente, non servono granché a chi ha varcato la sala cinematografica. Come non serve ascoltare ancora Patrizia D’Addario parlare del letto di Putin.

Una domanda inevitabile sorge e, a seconda della risposta, anche qualche considerazione. A chi è rivolto? A quelli già conviti delle indecenze del nostro momento? Se è così, diventa uno sterile me la suono e me la canto; un esercizio per appagare la nostra coscienza d’indignati e poco altro. Se lo scopo è invece far prendere coscienza a chi l’ha votato, il rischio è che il collage induca i difensori a dire, come già è uso del cavaliere: è solo un equivoco, una scorretta estrapolazione da un contesto, frutto della manipolazione di giornalisti, ovviamente comunisti.

Al di là dell’evidenza di un tragico bourlesque, Silvio Forever si presenta fragile perché non affonda, non scava, non rilascia nuove verità. E più un divertissement che indigna o compiace chi già sta soffrendo, che un’occasione di rivelazione per chi quell’uomo se l’è scelto. E poi, sappiamo che l’uomo che si piega spesso, ma non si spezza mai e che incarna tutto il male possibile, non è certo il risultato di una generazione spontanea: l’humus era già pronto prima di lui. Occorre ricordarlo, perché quando il cavaliere uscirà di scena – e prima o poi accadrà – nulla sarà cancellabile con un colpo di spugna: per anni ancora avremo un complesso ingombro, difficile da smaltire. Corruzione, malaffare, servitori e serviti, ignoranza, inganni, povertà e una profonda sfiducia nelle istituzioni e nello stato; e sarebbe ingenuo imputarlo solo a lui. Ricordare, per vigilare che nella confusione non ci siano troppi ritorni, com’è avvenuto in passato.
Se non ora, Silvio Forever, potrà essere utile e importante tra qualche anno, a testimonianza di questi tempi bui; e i nostri nipoti e pronipoti rimarranno increduli, come lo siamo noi, quando vediamo i filmati dell’Istituo Luce con lo statista d’un tempo affacciato al balcone, che parla a una marea osannante.

Titolo originale: Silvio Forever
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Documentario
Durata: 80′
Regia: Roberto Faenza, Filippo Macelloni
Sito ufficiale: www.silvioforever.it

Produzione: Ad Hoc Film
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 25 Marzo (cinema)