“SOMOS LO QUE HAY” DI JORGE MICHAEL GRAU

Carne fuoricampo

Un uomo barcolla. Avanza lungo una strada. Si ferma di fronte a una vetrina come ipnotizzato dal manichino davanti a lui. È sconvolto e malato: muove pochi passi e si accascia a terra vomitando sangue. Muore in un centro commerciale in pieno giorno.

Quella di Alfredo è una famiglia di cannibali che vive nel Messico del nuovo millennio. L’uomo deceduto in città era suo padre, colui che procacciava il cibo per tutti. La madre di Alfonso è disperata, il fratello minore Julian è sfrontato e troppo piccolo per trovare una giusta preda, solo la sorella gli confessa che sarà lui il nuovo leader del gruppo. Il giovane riprende la caccia con i metodi del padre, ma dopo le prime vittime viene rintracciato dalla polizia.

Somos lo que hay è un originale horror messicano presentato a Cannes 2010 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs. Il plot del film può essere evidentemente suddiviso in due parti: la prima in cui vengono descritte le problematiche affrontate dalla famiglia e le caratteristiche dei personaggi, la seconda che mette da parte l’analisi psicologica dei familiari e sviluppa una storia horror più classica. Siamo di fronte a una famiglia affamata di carne umana (soggetto certamente già visto), ma non alle esplicitazioni gore di Tobe Hooper o Wes Craven. Il punto di forza di quest’opera sta nel fatto che lo spettatore è calato nell’intimità domestica di una famiglia cannibale descritta nella sua quotidianità. La realtà di un gruppo che necessita di ristabilire i propri equilibri dopo la perdita di un componente. La realtà di una metropoli messicana descritta dal punto di vista di un pugno di disadattati che fatica a sopravvivere. Soprattutto nella prima metà del film gli svolgimenti della trama non hanno il diretto obbiettivo di terrorizzare, quanto più di intrigare morbosamente lo spettatore lasciando che si riconosca nei comportamenti più umani dei protagonisti.

Sono poi presenti dei segmenti comico-satirici ad esempio gli incontri/scontri della madre con le prostitute (unica pietanza vietata nella domus) o le sue bizzarre ed improvvise uccisioni. Questi intermezzi, seppur contrastanti con il registro serio del film, non possono non far ridere lo spettatore e rimangono funzionali nello spezzare la tensione delle sequenze più cruente.

La struttura narrativa è retta da un climax di ascendente drammaticità che scoppia nel finale. Una sequenza che stupisce per la velocità con cui si susseguono gli avvenimenti (ad esempio le uccisioni dei fratelli). Una sequenza che rimane in linea con una precisa scelta del regista: lasciar fuoricampo la violenza o comunque non esasperarla. Le uccisioni, gli sventramenti, i pestaggi non vengono inquadrati dalla cinepresa e, quando inquadrati, sono avvolti dalla penombra o fuori fuoco. Quando la madre e la figlia si cibano, sono nascoste da una pellicola di plastica trasparente: la stessa che sarà utilizzata per avvolgere i due fratelli ormai defunti, quasi a giustificare la loro morte precoce come una giusta punizione per il cannibalismo.

Somos lo que hay è però anche un film appesantito da svariate cadute di stile: il figlio minore che tocca la prostituta prima che sia uccisa o l’abbordaggio del ragazzo gay sono due allusioni sessuali decisamente forzate, inserite solo per caricare l’atmosfera di perversione che aleggia sui personaggi. L’epilogo con finale aperto delude poi le aspettative e si rivela terribilmente banale.

Somos lo que hay è un horror che descrive con crudo realismo una situazione estrema e non si arena nel grand-guignol. Sarà anche un’opera imperfetta, ma si discosta con originalità da tanti concentrati di suspense e sangue distribuiti nelle sale.

Genere: DRAMMATICO
Durata: 90 min
Regia: Jorge Michel Grau
Scritto da: Jorge Michel Grau
Prodotto nel 2010 da Centro De CapacitaciÓn CinematogrÁfica (ccc), Fondo Para La ProducciÓn CinematogrÁfica De Calidad MÉxico (foprocine )
Formato: 35 MM

Attori:
Francisco Barreiro nel ruolo di Alfredo
_ Alan Chávez nel ruolo di Julián
_ Paulina Gaitan nel ruolo di Sabina
_ Carmen Beato nel ruolo di Patricia