STAGIONE 2008-2009 DEL TEATRO TESTONI DI CASALECCHIO DI RENO (BO)

Attenzione verso i classici e spazio alla drammaturgia contemporanea e ai registi provenienti dal nuovo teatro, impegnati a sviscerare le domande del presente in una sorta di nuovo teatro civile. In cartellone anche Gomorra, lo spettacolo scritto da Mario Gelardi e Roberto Saviano, vincitore del Premio ETI Olimpici del Teatro.

Il cartellone si apre con Passaggio in India, il nuovo lavoro di Federico Tiezzi ispirato al celebre romanzo di E. Morgan Forster. Sandro Lombardi, protagonista e curatore della traduzione del testo di Santha Rama Rau, è affiancato da Giulia Lazzarini che interpreta Mrs Moore l’anziana donna inglese partita per l’India alla ricerca dell’esotico. Il viaggio la porterà a scoprire una civiltà misteriosa, molto più complessa della semplicistica immagine propagandata dai colonizzatori inglesi.

Segue un classico del teatro italiano: Luigi Pirandello con Il Giuoco delle parti, nell’ interpretazione di Geppy Gleijeses e la regia di Egisto Marcucci. È uno dei testi più famosi di Pirandello in cui la risibilità dei comportamenti umani, messa in luce dall’autore, è portata alle sue estreme conseguenze.

Chiude la prima parte della stagione uno spettacolo che riflette sul tema della Natività: Provando in nome della Madre in cui lo scrittore Erri De Luca, già noto al nostro pubblico per Chisciotte e gli Invincibili, racconta la storia di Maria, secondo la sua definizione “operaia della divinità”.

Gennaio riparte con uno spettacolo che ha appena vinto il premio ETI Olimpici del teatro come miglior testo della stagione e che, nella sua versione letteraria, è un vero fenomeno editoriale. Stiamo parlando di Gomorra di Roberto Saviano che insieme a Mario Gelardi ne ha curato la drammaturgia. Lo spettacolo, nato prima che il libro venisse pubblicato, racconta come Saviano, interpretato da Ivan Castiglione, ha conosciuto quelli che poi sono diventati i personaggi del romanzo e ripercorre il lavoro di raccolta del materiale che ha preceduto la stesura del libro.

Un altro gradito ritorno sul nostro palcoscenico è quello di Elena Bucci con una rilettura di Hedda Gabler, di Henrik Ibsen. Insieme a Marco Sgrosso l’attrice rilegge il dramma borghese come una sorta di combattimento in un ring. I dialoghi serrati, a due, a volte a tre, fanno emergere le passioni apparentemente domate dalla ragionevolezza, portando i personaggi verso la tragedia finale.

Un testo che invece reagisce con forza e determinazione al pensiero dominante fino a minacciarne la sua stessa sopravvivenza è il Candido di Voltaire che sul palco del Testoni viene ospitato nella versione di Stefano Massini con la bravissima Ottavia Piccolo. In questa favola-avventura di pieno Settecento c’è molto che ci riguarda da vicino: dalla libertà di pensiero al riscatto femminile, dalla lotta contro le guerre ingiuste fino all’integralismo religioso, ma lo spettacolo è divertente.
Le grandi domande sono travestite da sberleffi, perché, come diceva Voltaire, “non c’è miglior modo di pensare che farlo ridendo”.

E per continuare a ridere con intelligenza, abbiamo deciso di dare spazio a un attore che ha fatto della comicità il suo segno, ma che affonda le sue radici più profonde nel teatro d’autore. Parliamo di Paolo Rossi che, con Sulla strada ancora, sperimenta tutta la sua maestria di improvvisatore, racconta la sua storia personale e professionale accidentata anche se di grande successo, offre vere e proprie lezioni di teatro passando da Jarry a Shakespeare, da Cechov a Lenny Bruce.

L’attualità e la sua inquietante banalità quotidiana entra invece in scena con La badante un testo di Cesare Lievi che ne cura anche la regia. Attraverso lo schema del giallo lo spettacolo compie una riflessione poetica sui cambiamenti indotti nella nostra società dalla presenza degli immigrati, ma ciò che emerge è soprattutto l’aridità degli affetti familiari, la sterilità del benessere, il “nulla di fronte a cui ci si perde” del nostro quotidiano.

E di immigrati e immigrazione ci parla anche Cèsar Brie, che con la sua inconfondibile vena poetica rilegge l’Odissea, il poema della perdita e del ritorno. Ulisse è il migrante, il curioso, il guerriero, il naufrago e se la sua figura incarna nostalgia, scaltrezza, disperazione, lotta per la sopravvivenza. Nella sua Odissea, Brie racconta gli Ulisse di oggi: gli artisti nel loro viaggio attraverso le forme, gli impiegati che vanno via immobili con la loro immaginazione, i migranti che arrivano sulle nostre spiagge naufraghi. Lo spettacolo sarà programmato in collaborazione con il Centro La Soffitta – Dipartimento Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna, e fa parte di un progetto più articolato intorno alla figura di Cèsar Brie, che verrà presentato insieme alle altre attività del Centro La Soffitta nei prossimi mesi.

www.teatrocasalecchio.it

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