“SYRIANA” di Stephen Gaghan

Sete di petrolio

Fuori Concorso
Thriller politico incentrato sul rapporto tra terrorismo internazionale, industria petrolifera e strategie di politica estera USA. Ambientato in Medioriente è ispirato all’autobiografia di Robert Bae (See no evil: the true story of a ground soldier in the CIA’s war on terrorism), ex agente della Cia a lungo impegnato nella lotta al terrorismo.

“Uneasy, controversial and very challenging” (Difficile, controverso e pieno di sfide). Questi sono gli aggettivi che Stephen Gaghan (premio Oscar come miglior sceneggiatura per Traffic) ha utilizzato nella conferenza stampa della Berlinale per definire il suo nuovo lavoro Syriana grazie al quale George Clooney ha vinto il Golden Globe come miglior attore non-protagonista. Buone sono le probabilità che vinca anche l’Oscar nella stessa categoria. Il titolo della pellicola fa chiaro riferimento alla Siria, considerato dal governo degli Stati Uniti uno stato canaglia perché gli è ostile ed ospiterebbe nel suo territorio basi terroristiche.

Il regista ha vissuto il tutto come una vera e propria sfida. Lo scritto è stato presentato nella stessa settimana in cui George W. Bush ha dichiarato guerra all’Iraq e in un periodo in cui l’eco dell’11/9 non si era ancora dissolta. La trama è composta da molteplici microstorie che seguono i personaggi e le conseguenze delle loro azioni sul quadro globale in cui tutti appaiono inconsapevolmente connessi l’uno all’altro. Questa struttura è la stessa dei film che appartengono al genere “spy-thriller” in cui le varie vicende vengono sciolte attraverso “assumptions”, ovvero deduzioni che lo spettatore è in grado di formulare solo attraverso il naturale evolversi della storia. Il punto di forza della pellicola sta nella capacità di combinare sapientemente la tensione che esiste tra la dimensione puramente economica e quella che fa riferimento alla sfera religiosa-ideologica. Non sorprende, quindi, il fatto che sono stati impiegati due anni per scrivere l’intera sceneggiatura.

Le debolezze dipendono, paradossalmente, da un’eccessiva cura della sceneggiatura: il film prevede circa settanta ruoli e almeno sei differenti scenari. Veniamo a conoscenza dei personaggi senza avere a disposizione alcun contesto in cui identificarli. Manca lo spazio per approfondire caratteri psicologici e motivazioni mentre i dialoghi sono saturi di informazioni che ci “soffocano” senza avere il tempo reale per riflettere. Allo spettatore non viene fornita la possibilità di mettere insieme i pezzi, se non quando il film è già sulla via della conclusione. Un puzzle politico di questo genere ha bisogno di piccoli tasselli di connessione durante il film, al fine di mantenere vivo l’interesse del pubblico e condurlo verso la visione globale. La mancanza di un personaggio portante (che avrebbe potuto essere il Barnes di Clooney) risulta un ostacolo anche per lo spettatore più attento e volenteroso. Gaghan sceglie deliberatamente di non dare giudizi o soluzioni facili alle vicende, cerca invece di creare un mosaico di sottotesti che lasci libera interpretazione. In questo modo, però, fallisce in uno dei principi fondamentali del cinema: quello di suscitare emozioni.

Titolo originale: Syriana
Nazione: U.S.A.

Anno: 2005
Genere: Thriller
Durata: 126′

Regia: Stephen Gaghan
Sito ufficiale: syrianamovie.warnerbros.com
Cast: George Clooney, Matt Damon, Amanda Peet, William Hurt, Michelle Monaghan, Susan Allenback, Nicholas Art, Jay Barber, Chris Cooper
Produzione: Warner Bros., Section Eight Ltd., Participant Productions
Distribuzione: Warner Bros
Data di uscita: 24 Febbraio 2006 (cinema)