domenica, Settembre 13, 2026
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“Salonicco 43” di Ferdinando Ceriani

L'armonica compostezza della regia di Ceriani

All’interno di Mediterraneo uno spettacolo che fonda sull’etica il suo essere.

Episodi inquietanti di negazione della Shoa si susseguono con tragica scadenza negli ultimi tempi. E’ di questi giorni la vicenda di un professore di un istituto d’arte che in una assemblea di colleghi e poi in classe con gli alunni, ha con enfasi , negato la storicità dell’Olocausto, attribuendo testimonianze e immagini di quella tragedia a mosse propagandiste messe in scena dagli amici di Israele. Non è che l’ultimo episodio di un’escalation che arriva fino alla rivalutazione di Hitler e del suo operato. Evidente quindi la valenza anche etica di spettacoli come Salonicco 43 di Ferdinando Ceriani nell’ambito di Mediterraneo, la rassegna di laboratori teatrali voluta da Maurizio Scaparro nell’ambito della Biennale. Gli spettacoli, vari per temi, ambientazione, problematiche, sono accomunati da un comune denominatore culturale, civile, sociale esaltato da una vena di poesia più o meno sotterranea.

Onorato del patrocinio del Presidente della Repubblica che ne ha riconosciuto l’alto valore etico, Salonicco 43 racconta di una vicenda di guerra drammatica e approda a Venezia dopo essere stato rappresentato in prima assoluta l’estate scorsa a Tel Aviv e poi a Salonicco. Il testo racconta dello sterminio della comunità ebraica sefardita nel momento più tragico dell’occupazione italiana in Grecia. Partendo da una serie di documenti mai studiati prima, portati alla luce a Tel Aviv, Ferdinando Ceriani coadiuvato da Gianpaolo Cavarai e Antonio Ferrari, ha ricostruito la vicenda che vede come protagonista l’allora console italiano a Salonicco Guelfo Zamboni, funzionario fascista che sconvolto dall’atrocità di quanto stava accadendo (la comunità ebraica fu quasi decimata con le deportazioni nei lager) si attivò con energia e coraggio per sottrarre a questo destino quanti più ebrei poteva, fornendo documenti falsi perché potessero mettersi in salvo dopo avere raggiunto Atene sotto le false generalità di cittadini italiani. A differenza di Schlinder , il salvatore di centinaia di ebrei grazie alla sua famosa lista, Zamboni non ebbe alcun riconoscimento in patria. Israele invece, lo ha inserito fra i giusti riconoscendogli infatti il titolo di onore di “ giusto fra i giusti”. Più di cinquecento furono gli ebrei da lui posti in salvo a rischio anche della sua propria vita.

Lo spettacolo di Ceriani restituisce la drammaticità di quegli eventi, la rabbia, il dolore il rancore di quei giorni tragici. Massimo Wermuller appare emotivamente coinvolto e riesce a trasmettere il senso di angoscia di quei tempi, coadiuvato in modo essenziale dall’ottima Carla Ferraro che proietta nela sua esibizione tutto lo smarrimento e il disperato grido esistenziale dei suoi correligionari fagogitati nrl ventre del delirio razziale. Le nenie dolci e tristi di una grande Evelina Meghnagi che con canti e musica dal vivo riescono a ricreare i ritmi e le nostalgie dei safarditi per l’Andalusia la terra da cui erano partiti cinque secoli prima per approdare nella Grecia mitica, anche in quel caso a causa di una persecuzione scatenatasi in Spagna contro gli ebrei. L’accompagnamento musicale, mediante l’originale tecnica del chitarrista Domenico Ascione e del percussionista Arnaldo Vacca, scava in profondità in ogni più recesso psicologico creando nello spettatore un turbato coinvolgimento.

Salonicco 43 [prima italiana]
di Ferdinando Ceriani, Gian Paolo Cavarai e Antonio Ferrari – regia Ferdinando Ceriani – con Massimo Wertmüller, Evelina Meghnagi, Carla Ferraro – musiche e canti dal vivo a cura di Evelina Meghnagi – musicisti Domenico Ascione, Arnaldo Vacca – costumi Farani Sartoria Teatrale – montaggio video Luca Gianfrancesco – organizzazione Carlo Mosso – assistente alla regia Alice Guidi – produzione Exnovo
con L’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana
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