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“Sanguepazzo” di Marco Tullio Giordana

Dalla storia di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida al racconto cinematografico di Marco Tullio Giordana

Special Screenings
Milano, qualche giorno dopo la liberazione. Un bambino e una ragazzina attraversano un paesaggio di distruzione e macerie. Sono sporchi, laceri e mal nutriti, in una Milano anno zero dal sapore neorealista. Poi tra cumuli di detriti trovano una scatola. Dentro, la pellicola di un film: un serpente di celluloide che si anima tra la polvere, è quel che resta del film incompiuto di Osvaldo Valenti.
Inizia così Sanguepazzo, di Marco Tullio Giordana, un nuovo episodio di una cinematografica storia del novecento, iniziata con Maledetti vi amerò e proseguita con Notti e nebbie, fino al più recente La meglio gioventù.

Sanguepazzo racconta la storia d’arte, e di coppia, di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida: acclamati divini del cinema del Ventennio, intrappolati in ruoli di antagonisti, conducono una vita, per il perbenismo di allora, spregiudicata, affascinante e dissoluta.
Cocainomani, bisessuali e artisticamente talentuosi, i due divi più chiacchierati al tempo dei telefoni bianchi recitano sullo schermo con efficacia e naturalezza; uniti nella vita da un complesso e passionale legame, sono ammirati e ben introdotti nel gotha del fascismo.
Nel 43’ seguono Mussolini, aderendo alla Repubblica Sociale. Lasciano Roma e si trasferiscono a Venezia divenuta sede delle ambizioni cinematografiche della neonata repubblica. Osvaldo e Luisa sperano nell’occasione che dia una svolta alla loro carriera: finalmente da protagonisti.
Ma il progetto, dopo qualche tentativo, abortisce e Valenti, probabilmente anche per la necessità di far fronte a un menage assai dispendioso, si arruola nella X Mas di Junio Valerio Borghese, con il compito di occuparsi di traffici di contrabbando e mercato nero.

Il tempo dei set di Blasetti, Gallone e Mastrocinque è ormai lontano; Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, a Milano, frequentano il quartier generale di Pietro Koch, aguzzino e torturatore di partigiani. Una frequentazione che, sommata alla loro risaputa spregiudicatezza, costerà cara alla coppia: fanno eco le voci di serate in cui Valenti partecipa alle torture, mentre Ferida danza discinta per eccitare i presenti, così come si dice che Pietro Koch rifornisca Valenti di morfina.
_ Qualche giorno prima della liberazione, Valenti si consegna spontaneamente al comandante della Brigata Pasubio, nella speranza di poter salvare se stesso e Luisa, incinta di quattro mesi.
All’alba del 30 aprile, cinque giorni dopo la liberazione, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida vengono invece fucilati: con un’altra coppia appesa a testa in giù in Piazzale Loreto divengono emblemi di un mondo che si spera finito per sempre.

Per Marco Tullio Giordana, l’idea del film nasce a fine degli anni Settanta, con due compagni di viaggio che ora non ci sono più, gli sceneggiatori Leone Colonna e Enzo Ungari, ma il progetto non trova spazio nelle produzioni. Non è ancora il momento giusto per un soggetto che ha per protagonisti due attori del regime, giustiziati all’indomani della liberazione; una produzione costosa per un regista che sta muovendo i primi passi.
_ Presentato al 61esimo Festival di Cannes, Sanguepazzo non vuole essere una fedele ricostruzione della vita dei due attori; il racconto, per necessità drammaturgiche, è un intreccio di fatti reali e d’immaginazione, senza per questo tradire l’essenza della storia, perché come dice il regista: “La memoria è un altro affare. Un territorio complesso dove ogni filo d’erba, ogni granello di sabbia è diverso dall’altro e genera patrimoni emotivi differenti. Per questo esistono gli artisti. Per dare voce alle memorie più diverse, per raccontare le storie. Non la storia, perchè quella la raccontano gli storici”.

Il racconto cinematografico di Giordana é giocato su due piani temporali in cui sono messi a confronto, in alternanza, gli splendori e le miserie della parabola dei due divi, alternanza sottolineata anche dalla fotografia di Roberto Forza che attraversa il tempo avvicendando immagini fortemente contrastate, con colori pieni, a immagini in cui il colore si riduce e si raffredda, fino a scomparire.
Luca Zingaretti e Monica Bellucci danno vita a due personaggi colpevoli e vittime, che attraversano e forse diventano inconsapevolmente emblemi di un drammatico periodo della nostra storia. Osvaldo e Luisa, divi alla ribalta, non sempre conformi al credo fascista, sono deboli e arroganti, infelici e smaniosi, alla continua ricerca di qualcosa che non trovano e sofferenti di un profondo malessere che cerca lenimento nelle droghe.
Istrionico, gigione e malinconico Zingaretti, per interpretare Valenti, gioca su registri diversi e offre allo spettatore un personaggio sfaccettato, per nulla amabile, ma profondamente umano.
Monica Bellucci è una Luisa Ferida poco maledetta, molto materna e un po’ statica: ama e si sacrifica per il suo uomo che, al di là delle apparenze, è tanto debole e ancora bambino.
Una coppia pericolosamente passionale sulla carta, la cui passione, sullo schermo, si raffredda fino a scomparire.

Efficaci le personalità negative come Paolo Bonanni, col suo incisivo d’oro, nella parte di Pietro Koch, e Giovanni Visentin che interpreta Sturla. un Leporello vestito di tragico. Alessio Boni è invece Golfredo, figura del tutto inventata; affascinante regista antifascista e omosessuale, antagonista di Valenti per l’amore che suscita in Luisa e forse omaggio indiretto a Visconti.
Preziosi cammei sono le apparizioni di Sonia Bergamasco, Marco Paolini e Luigi Lo Cascio che arricchiscono il racconto con intense, sebbene brevi, interpretazioni.
_ Ma il film non convince: a parte alcuni momenti, come l’inizio, l’epilogo, o la scena della masturbazione, il film si sviluppa in modo assai didascalico e con un passo televisivo.
Costretto in scene chiuse, i cui confini sono segnati dai salti temporali, Sanguepazzo è girato prevalentemente in interni, ma anche gli esterni hanno il gusto dello studio. Con un décupage minuzioso di ambienti e oggetti, il film si sviluppa con un ritmo lento, ma non particolarmente espressivo, della durata di ben 150 minuti: un tempo davvero eccessivo per la storia che racconta.
Un buon film per la televisione, che potrà essere visto nella sua versione ad hoc, l’anno prossimo sui canali Rai.

Titolo originale: Sangue pazzo
Nazione: Italia
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 150′
Regia: Marco Tullio Giordana
Sito ufficiale: www.sanguepazzo.it
Cast: Monica Bellucci, Luca Zingaretti, Alessio Boni, Maurizio Donadoni, Giovanni Visentin, Luigi Diberti, Paolo Bonanni, Mattia Sbragia, Alessandro Di Natale, Tresy Taddei
Produzione: BiBiFilm, Paradis Films, Orly Films
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: Cannes 2008
23 Maggio 2008 (cinema)