Sanremo 2013 – La Serata Finale
Marco Mengoni vince il 63° festival della canzone italiana. Un esito pienamente nelle aspettative, dopo che il cantante, già vincitore di X Factor nel 2009, aveva raggiunto l’apice della classifica provvisoria di giovedì sera. La canzone rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest che si terrà a maggio a Malmö, in Svezia. “La canzone mononota” di Elio e Le Storie Tese si aggiudica il Premio della Critica Mia Martini e quello per il miglior arrangiamento.
Il giovane viterbese sale quindi sul podio del festival, mentre il sindaco di Sanremo loda la composizione di ranuncoli che incombe minacciosa sul proscenio. È una notte lunga, quella che lo porta alla vittoria, accompagnata dalla presenza rassicurante di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. La coppia vincente ha avuto il grande merito di mettere in piedi un festival di qualità come non si era visto da almeno due decenni, ma che poco ha potuto contro la platea televisiva che già da parecchi anni spadroneggia la cornetta del televoto, e con questa detta le sorti del festival della canzone italiana, ma non quelle della canzone italiana di per sé, che anzi si discosta dai risultati dell’Ariston in modo sempre più insanabile.
Per fare chiarezza, L’essenziale di Marco Mengoni non è una cattiva canzone, è anzi un brano che già dal primo accordo dichiara in modo palese la vocazione al gradino più alto dell’Ariston. È la canzone sanremese per eccellenza, fortemente melodica, inevitabilmente amorosa, decisamente orecchiabile, ma anche non memorabile quando gli anni passeranno, i fiori sul palco appassiranno e la candeggina passata dalla scignua Olga si sarà seccata nel foyer. La canteranno le giovani generazioni, certo, ma la dimenticheranno anche con la stessa rapidità con cui si aggiorna la classifica iTunes.
Dal 2009 l’Ariston è diventato poco più che una dependance dei talent show, a giudicare dai vincitori: Marco Carta, Valerio Scanu, Emma (accompagnata dai Modà). L’unica novità è che per la prima volta lo strapotere della factory De Filippi nel palmares sanremese cede il passo a un cantante di un programma Rai, per altro lo stesso da cui proviene Antonio Maggio che ha vinto nella categoria giovani. Salvo l’annus memorabilis 2010, in cui Roberto Vecchioni vinse in netta controtendenza per un imprevedibile deus ex machina, quello che ci spinge ancora ad arrancare verso il telecomando quando si apre la settimana canterina.
Non si deve condannare i talent show in quanto tali, sono anzi una possibilità per giovani promesse di mettersi in vetrina, raggiungere il grande pubblico. Ma non era questo lo stesso ruolo del festival? Una grande telecamera puntata su chi aveva una settimana per stregare l’Italia con la sua voce, la sua musica, il suo talento? Cenerentola sovrappeso, schiacciato in una fredda settimana di febbraio, Sanremo si è trasformato in una cassa di risonanza per questi stessi programmi televisivi, un eco effimero dei loro prodotti, una lente d’ingrandimento per comici e innocue controversie che accende le pagine dei giornali per soli cinque giorni, e poi torna nello scantinato della reggia catodica. Niente più che un megafono, veicola suoni senza crearne di propri. E questo grazie al meccanismo di televoto, che non è sinonimo di suffragio universale. La platea televisiva di universale ha proprio ben poco. La sua composizione demografica tuona con furore quando tra i tre finalisti vedi i Modà e lo stesso Mengoni.
Il divario è chiaro tra le scelte della Giuria di Qualità, presieduta da Nicola Piovani, che assiste impotente dalla platea, e spinge Elio e Le Storie Tese fino alla finale, ma non più in là. Ha vinto anche la canzone mononota, in fondo, quella composta dalla melodia costante a cui ormai ci ha abituato la kermesse. Forse monotona, chissà, ma dal sapore immortale, da cinquant’anni risuona dallo schermo di ogni casa per tutta la breve, fredda settimana. Se si potesse non morire, chiedono i Modà? La melodia sanremese sembra aver trovato la chiave della vita eterna. Imperitura, uguale a se stessa, non mostra segni di cedimento, come testimonia questa vittoria.
Forse sarà un peccato dato l’alto livello dei pezzi in gara quest’anno, ma tant’è. Come ben insegna Elio, per vincere Sanremo basta l’essenziale, quello che Mengoni ha saputo trovare e che lo ha portato al trionfo in questa strana democrazia televisiva dove si vota per SMS e si dimentica per sempre premendo un semplice tasto. Non vorrete per caso l’inno cubano, così sinistramente pieno di note?
2[(Vincitore (Categoria Campioni))]2
Margo Mengoni, L’essenziale
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2[(Premio della Critica Mia Martini (Categoria Campioni))]2
Elio e Le Storie Tese, La canzone mononota
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2[(Premio al miglior arrangiamento)]2
Beppe Vessicchio per Elio e Le Storie Tese, La canzone mononota
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2[(Premio Sergio Bardotti al miglior testo (Categoria Campioni): )]2
Elio e Le Storie Tese, La canzone mononota
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2[(Vincitore (Categoria Giovani): )]2
Antonio Maggio, Mi servirebbe sapere
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2[(Premio Emanuele Luzzati)]2
Antonio Maggio, Mi servirebbe sapere
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2[(Premio della Critica Mia Martini (Categoria Giovani): )]2
Renzo Rubino, Il postino (amami uomo)
2[(Premio Sergio Bardotti al miglior testo (Categoria Giovani): )]2
Il Cile, Le parole non servono più