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“Scarpette Rosse” a “Il Cinema Ritrovato 2009”

La rassegna bolognese si apre con un importante restauro del film di Powell e Pressburger

Come ogni anno, è la Piazza Maggiore di Bologna il fulcro de “Il Cinema Ritrovato”, festival dedicato in maniera speciale alla riscoperta e al restauro di titoli più o meno noti della cinematografia internazionale.

Nella serata del 27 giugno, prima di una rassegna destinata a concludersi il 4 luglio, il grande schermo situato nel centro cittadino ha restituito al pubblico il colore primigenio di Scarpette Rosse (Red Shoes, 1948), il capolavoro di Michael Powell e Emeric Pressburger che trasfigura una fiaba di Hans Christian Andersen per raccontare la passione e dannazione della vita d’artista, nella quale ogni scelta tra la propria vocazione ed un’esistenza serena è assoluta ed irrevertibile.

A partire dal rosso delle scarpette eponime, la tavolozza cromatica del film ha effettivamente brillato di luce nuova: la presenza e la profondità delle immagini è ora rivelata in tutta la sua qualità, presentando un cinema che, per potenza visiva, non teme confronti con le più innovative raffinatezze digitali d’oggi.

Il rapporto tra il cinema d’oggi e il sontuoso Technicolor di Powell e Pressburger ha costituito tra l’altro uno dei temi principali della presentazione del film, curata dalla tre volte premio Oscar Thelma Schoonmaker. La storica collaboratrice di Martin Scorsese, già moglie di Michael Powell, è stata una delle principali fautrici del restauro sovvenzionato dallo stesso Scorsese, che ha salutato il pubblico bolognese in un videomessaggio proiettato subito prima dell’inizio della serata.

«Scarpette Rosse è il motivo per cui Scorsese fa oggi cinema», ha spiegato Schoonmaker, «e per cui nel suo stile sono rintracciabili così tanti elementi dello stile di Powell e Pressburger. È forse in assoluto il suo film preferito, seguito da Otto e mezzo di Fellini. Scarpette Rosse non finisce di affascinare ed ispirare: in effetti il prossimo film di Scorsese, Shutter Island, conterrà una quantità di riferimenti a questo caposaldo della cinematografia di Powell e Pressburger. Non solo nel cinema, tuttavia, si trovano tracce dell’influsso di Scarpette Rosse, ma anche nell’arte, nella musica, e naturalmente nella danza. E io sono sicura che al termine del grande balletto in cui nel film si racconta la storia di Andersen, quando le scarpette rosse vengono offerte allo spettatore, ci sarà qualcuno, tra il pubblico, che sentirà l’impulso di afferrarle e di subirne la fascinazione».

Foto di Lorenzo Burlando