“Semmai Semiplay” dei Mariposa
Il nuovo anno ci ha proposto una catastrofe mondiale in Giappone, guerre civili susseguirsi nel Maghreb e la scampagnata nel Regno dei cieli di Osama Bin Laden. Se sono momenti di storia o meno, verremo a saperlo fra qualche anno, certo è che nella storia della musica italiana si parlerà del 2011 per l’uscita del momentaneo ultimo album dei bolognesi Mariposa: Semmai Semiplay.
Il loro undicesimo lavoro è decisamente il “comin’out pop”, che si meritano alla grande perché Semmai Semiplay è proprio una macchina del tempo che riesce a portarti tanto nel passato quanto nel futuro. Primitivo e surreale.
La locuzione “Butterfly Effect” della teoria del caos alla band calza a pennello, in quanto dopo quest’album dei Mariposa (farfalla in spagnolo), niente della nostra vita avrà lo stesso percorso.
Il loro merito va nell’impresa di custodire l’amore per la canzone d’autore italiana (degna di Lucio Dalla) e averla inserita in un frullatore a velocità massima, arricchendola di strutture folli fatte di improvvisazioni rock decadenti, divertimenti strumentali pieni di elettronica, filastrocche coloratissime e un romanticismo melodico tipico italiano (Baustelle). Il risultato? La psichedelia fatta da un geometra.
Il nuovo album nasce in un momento molto prolifico dei componenti della band, infatti i svariati progetti paralleli diventano funzionali alla composizione dell’album (motivo del successo dei Subsonica), così carico di stimoli eterogenei e freschi, relazionati e coesi, costituendone una vera e propria poetica mariposiana. I testi visionari di un sempre più ispirato Alessandro Fiori e le magnifiche orchestrazioni, tanto essenziali quanto caratterizzanti, di quel funambolo musicale che è Enrico Gabrielli fanno raggiungere a quest’album un livello di qualità impareggiabile.
Non c’è la possibilità di consigliare un brano più di un altro, o almeno il compito è assai complicato; andando ”random”: Tre Mosse è il primo singolo, Santa Gina ricorda un melanconico beat, Black Baby Hallucination è il motivo per cui vale la pena vederli dal vivo, Paesaggio Indoor riporta la stessa allegria di Heidi mentre cavalcava lo slittino per le montagne, So You Can Live With Song è il brano più ballabile grazie al motivetto che ricorda gli 80’s e Ma Solo Un Lago è la perfetta filastrocca da chiudere l’opera.
Un disco creativo, inaspettato e immediato. Sbalza dalla consuetudine ed esercita sull’ascoltatore un lavaggio mentale. Insomma, un disco straordinario che dà la giusta luce alla scena alternativa italiana, che nulla ha da invidiare a quella internazionale. Nulla.
Ha il sapore di: un fine settimana sopra le nuvole.