“Simon Konianski” di Micha Wald

Viaggio nei racconti

Simon Konianski ha 35 anni ed è costretto a vivere ancora col padre. Dopo essere stato lasciato dalla moglie si ritrova senza lavoro, con un figlio e a stretto contatto con una famiglia che vorrebbe lontano. All’improvviso Ernest, il papà del protagonista, muore. Simon riesce a sapere solo ora di una fantomatica prima moglie del genitore, venuta prima di sua madre. Scopre così il desiderio del padre di essere sepolto nella sua terra natale, la Polonia, accanto alla sua prima donna. Volendo rispettare la volontà del morto senza spendere troppi soldi il protagonista si mette in viaggio con uno zio paranoico, una zia logorroica e il figlio, per portare la salma a destinazione. Il percorso sarà ovviamente pieno di imprevisti.

Simon porta sempre degli occhiali ingombranti, rotti e rozzamente riparati con un pezzo di scotch. Proprio queste lenti sono il simbolo dei suoi problemi di comunicazione e integrazione: il protagonista prova sempre a cercare il proprio posto nella realtà del presente anche se non combina che guai (non riesce neanche ad andare a prendere il figlio a scuola in orario e quando arriva litiga col bidello che gli assesta un cazzotto). Il tratto peculiare di questo film risiede appunto nell’accurata caratterizzazione di questo personaggio che, coinvolto nelle situazioni più esilaranti, risulta alle prese con una vita che non riesce a gestire. Figlio di ebrei rifiuta le proprie origini e litiga con la famiglia, sospeso quindi tra il disagio per un presente a lui incomprensibile, e soprattutto l’ostilità per il proprio passato. La morte del padre è a questo punto la scintilla che innesca il suo cammino di iniziazione verso quelle origini socio-culturali che ha sempre rifiutato.

Il film affronta temi delicati, come il conflitto generazionale o il ricordo dell’olocausto, ma con un approccio ironico-umoristico assolutamente efficace. Le successive gags accompagnano l’itinerario di crescita del protagonista e trasformano progressivamente la sua vicenda reale in una fiaba ricca di incontri atipici. Proprio questa fiaba, raccontata allo spettatore evocando i pensieri, i sogni e le allucinazioni di Simon, ricorda le storie sui campi di concentramento che il padre spesso gli narrava. L’obbiettivo diventa quindi quello di trascinare lo spettatore in un mondo interno alla mente di Simon. Una dimensione dove però rimangono dei forti legami con la nostra realtà. La comicità e le gags legate alle allucinazioni del protagonista non rimangono quindi fini a se stesse, ma assumono un significato di estrema concretezza e attualità.

Micha Wald, il regista, aveva già realizzato un cortometraggio intitolato Alice et moi, commedia con protagonista un personaggio simile a Simon. Una piccola opera ricca di humour yiddish e personaggi ebrei. Ora Simon Konianski nasce da questo cortometraggio e si sviluppa partendo dalle esperienze biografiche del regista e dai racconti da lui raccolti da amici e conoscenti. Il centro è ovviamente la cultura ebraica, ma l’originalità sta qui nella rielaborazione di un umorismo yiddish (alla Train De Vie per intenderci) riadattato a una trama contemporanea.
Il tema del viaggio ricco di imprevisti ricorda Little Miss Sunshine. Ma se con quest’ultimo la riflessione sottesa al film era più un discorso affettuosamente umanista sulla famiglia e sull’America di oggi, Simon Konianski sembra invece l’affascinante (e seppur interessante, meno riuscita) narrazione di un ritorno al passato. Un vivo percorso di riscoperta di valori socio-familiari, per Simon, e di una cultura diversa dalla propria, per lo spettatore.

Titolo originale: Simon Konianski
Nazione: Belgio, Francia, Canada
Anno: 2009
Genere: Commedia
Durata: 100′
Regia: Micha Wald
Cast: Jonathan Zaccaï, Nassim Ben Abdeloumen, Abraham Leber, Irène Herz, Judka Herpstu, Marta Domingo, Ivan Fox, Popeck
Produzione: Versus Production
Distribuzione: Fandango
Data di uscita: Roma 2009
09 Aprile 2010 (cinema)