Sindoni – Fabric Portraits
 a Venezia

Un’installazione dello street artist Massimo Mion dedicata all’universo femminile contemporaneo

Volti di donne che si incontrano ogni giorno, amiche, ma anche icone del cinema e persino pornostar, che emergono da sottovesti vintage anni ’50, creano coreografie inaspettate e sempre diverse.
Venerdì 18 settembre alle 18 allo spazio Kanz, a pochi passi dal Campo San Giacomo dall’Orio, a Venezia, si inaugura Sindoni – Fabric Portraits, un’installazione ideata da Massimo Mion. 

Proposta con il patrocinio della Provincia di Venezia e realizzata nell’arco di un anno, Sindoni si ispira al significato dei tessuti impiegati per avvolgere i defunti nell’antichità, con l’obiettivo di dare una nuova identità al processo creativo dello stencil.

L’installazione si compone di undici ritratti, eseguiti attraverso le sfumature del bianco e nero che la luce lascia trasparire attraverso la stoffa. Il percorso spazia da volti malinconici a espressioni più assorte e contemplative, oppure fiere e sicure per approdare ad atteggiamenti provocanti, a raccontare emozioni e sentimenti innati nell’identità femminile. Un crescendo di espressioni e fisionomie catturate a partire da uno scatto fotografico, destrutturate e successivamente ricomposte, secondo gradazioni e contrasti cromatici che vivono in virtù della luce. Un sistema di retro illuminazione a led simula il bagliore di una candela e svela il volto raffigurato in una sequenza non prevedibile, instaurando un dialogo sempre nuovo con lo spettatore.

Street artist veneziano impegnato nella ricerca e applicazione dello stencil, conosciuto in tutta Italia per i suoi murales alla stazione di Porta Garibaldi a Milano, Mion apre il suo urban style, sperimentando un nuovo percorso di composizione, che capovolge il concetto stesso di stencil.
“Nello stencil – racconta l’artista – quello che si vede è la vernice che viene lasciata passare attraverso il foro inciso sulla superficie del cartoncino. In questo caso, invece, ciò che resta è la luce che passa attraverso la superficie stratificata della stoffa”.

Tessuti usati e consunti, sottovesti vintage degli anni Cinquanta, una tovaglia di un corredo di matrimonio, un paio di lenzuola provenienti da un ospedale, come appartenuti a donne, accolgono storie di altre donne. Il progetto attinge al loro vissuto personale e restituisce un’ampia visione dell’essere femminile dentro trame di segni, forme e colori.