Sul palco dell’ Hiroshima Mon Amour – uno dei locali più amati di Torino – è salito, per l’ultima data del suo tour italiano, il giovanissimo Sondre Lerche. Classe 1984, norvegese, coraggioso e con una grande voce sicura. Si presenta solo con la sua chitarra: look discreto e una faccia tranquilla e seria con punte di ironia simpatica, rispettosa del pubblico.
Già tre anni fa era stato in Italia e a Torino, in particolare, per un concerto che però non c’è mai stato a causa della pioggia improvvisa. Oggi è cresciuto. Esordisce con “Track you down” che, nonostante qualche falsetto lennoniano, fa pensare senza volerlo addirittura al fenomeno Michael Bublè – ma solo per un attimo, perché avverte: “ho la voce bassa, da uomo, mi sono preso l’influenza…”. Infatti, tre anni fa, l’impressione era stata quella di un bambino introverso e delicato con la maglietta di Topolino che rispondeva alle domande di un intervista il più in fretta possibile. La tenerezza è rimasta, ma più consapevole e piacevolmente scaltra. Tutta la prima parte procede dolcemente in un’atmosfera malinconica che ricorda le vette sognanti di Eliott Smith. Nel corso del concerto – piuttosto generoso – il piccolo Sondre invita gli spettatori ad accompagnarlo nella la struggente “On the tower”: subito le voci sono poche e deboli, ma poi si accendono le luci e lui, quasi sussurrando, chiede: ‘don’t be shy’ – ‘non siate timidi’. Tutti cantano, i minuti passano velocissimi e l’enfant prodige sorride compiaciuto. Poi, prima della pausa, arriva la stupenda “Two way monologue”, che meglio rappresenta lo stile della rock star: la strofa parte quasi sottovoce per poi sfociare in un ritornello dal ritmo più sostenuto. Qui si sentono anche le influenze felici di Bart Bacharach e dei Beach Boys. Nella seconda parte, caratterizzata da brani più scanzonati e divertenti, Sondre scherza: “ho una responsabilità verso di voi…non posso lasciarvi con questi brani così tristi…”. Allora si scatena un po’ e strizza l’occhio a Steven Malkmus, soprattutto in “It’s too late”. Senza dimenticarsi delle sue origini, la Norvegia: terra dei favolosi Kings of convenience e del pop d’autore, dei suoi primi idoli: gli A-ha ma anche della miglior scena rock’n’roll odierna con gruppi come i Turbonegro. Nativo della città di Bergen dove ha iniziato a esibirsi nei piccoli club, questo magnifico songwriter è capace di raccogliere un’eredità vasta – presto raggiungerà Elvis Costello negli Stati Uniti per seguirlo nella
sua tournee – e sa proporre, con una personalità fresca, nuova linfa alla musica pop. Anche se è riuscito ad ottenere un contratto con la Virgin, si sottrae alla ricerca del facile successo, ai pettegolezzi, alla facciata del tormento cupo dei tanti divi che popolano la scena indie pop, anche italiana e, soprattutto, non si prende mai troppo sul serio; il risultato è davvero promettente: una capacità compositiva rara, melodie ricercate che si ricordano intensamente. Con la sua eleganza naturale, incuriosisce e infonde tanta fiducia e speranza nel futuro.
Sito ufficiale: www.sondrelerche.com





