“Spazialismi a confronto: Tancredi e Ennio Finzi”

Tancredi e Finzi a confronto al museo di Santa Caterina di Treviso

Nel museo di Santa Caterina a Treviso continua la presentazione dei pittori spazialisti che hanno operato a Venezia negli anni del secondo dopoguerra. Dopo la prima mostra dedicata ai due pittori Edmondo Bacci e Gino Morandis, e dopo la seconda che ha visto messi l’uno di fronte all’altro Virgilio Guidi e Mario De Luigi, è ora la volta dei due artisti spazialisti Tancredi-Parmeggiani (Feltre 1927 – Roma 1964) e Ennio Finzi (Venezia 1931), in una mostra che chiuderà i battenti il 13 gennaio 2008.

Dopo la seconda guerra mondiale Venezia, come è noto, si è trovata al centro di nuovi tentativi da parte degli artisti, di portare il rinnovamento nell’arte italiana dopo gli anni della dittatura. L’apertura delle frontiere aveva fatto conoscere cosa era accaduto nel mondo e stimolato gli artisti a recuperare il tempo perduto. Basterà ricordare la nascita del Fronte Nuovo delle Arti, che aveva tenuto insieme pittori figurativi e pittori non figurativi su un comune linguaggio neo-cubista. Subito seguito da una scissione però che aveva visto da una parte il gruppo degli otto, che riuniva i pittori astrattisti e dall’altra il nuovo realismo, che riuniva i pittori figurativi. Ma negli anni cinquanta a Venezia che, non dimentichiamo era, com’è tuttora, la sede della Biennale d’Arte, alcuni pittori aderirono ad un nuovo movimento: lo Spazialismo teorizzato e diffuso da Lucio Fontana, che a Milano aveva messo in movimento rinnovate energie tra i pittori che operavano nell’ambito milanese.

Il merito di aver subito intuito la carica innovativa dello Spazialismo va dato al gallerista Carlo Cardazzo che sostenne Fontana e questi artisti. Cardazzo aveva una galleria anche a Venezia, la ormai mitica Il Cavallino. E anche a Venezia lo Spazialismo trovò degli artisti che aderirono a questo movimento, dall’anziano Guidi, che non abbandonò mai del tutto la figurazione nei suoi lavori, ai più giovani pittori già elencati sopra, che operarono nell’ambito dell’astrazione e dell’informale. A Venezia lo Spazialismo però dovette fare i conti con la tradizione della pittura veneziana, per la quale il colore ha sempre avuto un’importanza fondamentale. E’ stato pertanto meno dirompente di quello milanese di Lucio Fontana. Ed anche per i due ora in mostra, Tancredi e Finzi, di cui sono visibili le opere degli anni cinquanta, si deve sottolineare questo aspetto.

Per Tancredi in particolare, amico di Peggy Guggenheim che lo aveva fatto conoscere in America, e che gli aveva presentato i pittori americani, vediamo che le sue opere sono più classiche nell’impostazione, con i colori dati in modo più ordinato. Sono leggeri tratti di pennello che danno una gradevole campitura al quadro, una sorta di tachisme visto sicuramente da Mark Tobey artista più anziano che influenzerà anche la pittura francese. In Ennio Finzi invece il colore ha una sua evidenza dovuta all’energia ed al gesto dell’artista, che molto liberamente copriva la tela di segni e di colori che davano un senso spaziale evidente. Alla pari di Pollock in più, non esiterà a utilizzare la tecnica del dripping. Solo che mentre l’artista americano metteva la tela a terra, Finzi sicuramente teneva la tela in verticale, su cui dipingeva e sulla quale, a volte e non sempre, faceva gocciolare il colore. Finzi, il più giovane del gruppo, poi cambierà modo di dipingere, mettendo anche lui ordine nelle sue tele, ma sarà una scelta successiva al periodo considerato. Entrambi hanno dato un segno della vitalità dell’arte nel dopoguerra, ed entrambi secondo la loro sensibilità e visione del mondo hanno mostrato di saper raggiungere degli ottimi risultati.

La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 9,00-12,30 e dalle 14,30-18,00.

Piazzetta Mario Botter – Museo di Santa Caterina
intero 3€, ridotto 2€ e 1€
per informazioni: 0422 547632