“TETSUO THE BULLET MAN” DI SHINYA TSUKAMOTO

Tsukamoto sale in cattedra

Venezia 66. Concorso
Anthony, incravattato businessman americano, vive a Tokyo con la moglie Yuriko e il figlioletto Tom. La vita dei tre scorre serena fino a quando un pirata della strada non investe il piccolo Tom. L’incidente, avvenuto con dinamiche decisamente poco casuali, scatena la rabbia di Yuriko mentre lascia sconvolto ma inesploso Anthony, abituato sin da bambino a reprimere i suoi scatti d’ira canticchiando fra sè e sè una canzoncina insegnatagli dalla madre.

La terapia musicale aiuta l’uomo a contenere la rabbia che di tanto in tanto può pervadere una persona, ma l’assassinio di un figlio è molto diverso dalla portiera della macchina rigata dal buontempone di turno, e canzoncina o meno Anthony comincia, pian piano e in maniera graduale a farsi soverchiare dall’ira. Ma la rabbia fa uno strano effetto ad Anthony: trasforma il suo corpo in un’indistruttibile arma di metallo rigurgitante olio bollente e vapore. Manipolato dal misterioso assassino di Tom, che sembra saperne decisamente più di lui sulla mutazione metallica, Anthony viene spinto a trovare una spiegazione a casa del padre, ex scienziato in trasferta in Giappone. Qui, ben nascoste in uno spazio ricavato sottoterra, l’uomo scopre cose che un figlio non vorrebbe mai venire a sapere; per esempio viene fuori che il padre lavorava nel campo delle armi e dell’ibridazione uomo-macchina, uomo-arma nel tentativo di creare l’arma umana definitiva; che la madre, scienziata anch’ella, era morta di cancro prima della sua nascita chiedendo di essere convertita ad androide dopo la morte per poter concepire un figlio, Anthony, appunto.

Tsukamoto Shinya, autore di culto in tutto il mondo, ritorna per la terza volta a manipolare con le sue sapienti mani il metallo umano di Tetsuo, a vent’anni esatti di distanza dalla prima pellicola della serie, nonchè lungometraggio d’esordio del regista, attore e sceneggiatore giapponese. Nel 1989, a ventinove anni, uno studente di pittura e drammaturgo sorprende il mondo, o quantomeno la piccola nicchia di mondo che lì per lì gli ha dato retta, con Tetsuo, lungometraggio in bianco e nero, a bassissimo costo e decisamente sperimentale che racconta di un virus che trasforma un triste travet in un ammasso metallico incazzato e terribilmente distruttivo, che si muove in stop motion e che combatte all’ultimo sangue con un altro ammasso metallico incazzato e ancor più distruttivo. Il film è rapido e scioccante, simbolico e decisamente angosciante. Tre anni dopo Tsukamoto riprende la fila del discorso con un secondo Tetsuo (Body Hammer).

Oggi, dopo vent’anni, Tsukamoto sale di nuovo in cattedra con evidenti scopi didattici, con l’intenzione certamente di aggiornare, ma anche di spiegare a tutte le persone che ancora non si sono imbattute nei primi due esempi cosa sia Tetsuo. Dopo un paio di decenni, insomma, Tsukamoto si rimette alla prova nel tentativo di destabilizzare ancora una volta il pubblico, ma questa volta su scala più ampia. Per questo motivo il film è stato girato in inglese, con un rassicurante protagonista dai tratti somatici occidentali; per questo il film muto, artigianale e sperimentale del 1989 è diventato un lavoro decisamente più didascalico, più parlato e più spiegato. L’intento di semplificazione e allargamento della diffusione da parte del regista e sceneggiatore, nonchè fra gli attori protagonisti del film, è abbastanza lapalissiano e anche condivisibile, o quantomeno non biasimabile. Anche perchè, in buona sostanza, è impossibile lamentarsi di un film che, pur non essendo un capolavoro come la pellicola da cui trae le file, rimane un solido lavoro fantascentifico/orrorifico, girato in maniera adrenalinica e tesa, che peraltro lascia spazio a un futuro quarto episodio.

Titolo originale: Tetsuo the Bullet Man
Nazione: Giappone
Anno: 2009
Genere: Azione
Durata: 80′
Regia: Shinya Tsukamoto
Cast: Shinya Tsukamoto, Eric Bossick, Dwayne Lawler, Akiko Monou
Produzione: Asmik Ace Entertainment, Kaijyu Theater
Data di uscita: Venezia 2009