venerdì, Ottobre 16, 2026
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“THE MYTH OF THE AMERICAN SLEEPOVER” di David Robert Mitchell

American graffiti oggi

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Negli anni Settanta era stato American Graffiti a farci vedere e sognare i giovani americani, con il racconto del fatidico, atteso e temuto passaggio dalla scuola al college. Anche quel film si imperniava su una notte passata con gli amici, l’ultima prima della partenza per il college. Interprete accanto ai protagonisti era stata una musica che ha anch’essa segnato un’epoca.

Oggi ce ne sono moltissimi, di film sul mondo e la vita degli adolescenti, impossibile conoscerli ed elencarli tutti. Qui siamo a Detroit e alcuni ragazzi della città si avviano all’adolescenza. I primi baci rubati, le timidezze dei maschi, che vantano però strepitosi quanto improbabili conquiste e cuori infranti, le feste da soli, senza la sorveglianza dei genitori, bensì quella, ben più distratta e sonnacchiosa, dei bidelli.
Il ragazzino studioso si innamora di una biondina procace, ma al momento giusto non ha il coraggio di baciarla.
Le misteriose gemelle Ady e Anna sono fanno entrambe innamorare il più maturo Steven, che con un’ombra di malinconia dice loro che, una volta entrate al college “ti accorgerai di aver perso l’adolescenza”.

Il film è un percorso punteggiato di ironia e divertenti iperboli, come il cartello “Festa di orientamento matricole” davanti all’ingresso della palestra del college, dove decine e decine di ragazze vanno a dormire nei loro sacchi a pelo, per la prima volta tutte insieme.
“Sleepover” non é solo, come recitano i sottotitoli, quello che noi intendiamo per pigiama party. È invece la prima volta del “dormire fuori casa”, è un vero mito, perché è vissuto da tutti come un rito di iniziazione, un passaggio necessario per la crescita e la formazione.

Anche in questo film, come in altri del filone “adolescenziale” la musica ha un ruolo importantissimo: crea ambienti, suscita emozioni, fa vivere sensazioni. Questa colonna sonora in particolare è deliziosa, brillante e vivace. La si deve a Kyle Newmaster, un compositore giovane con un curriculum importante, e a alcuni interpreti sconosciuti ma molto convincenti.
Il trentacinquenne regista David Robert Mitchell, a sua volta nativo di Detroit, ha certamente messo molto di autobiografico in questo suo lavoro. Dopo molti corti, con The Myth of the American Sleepover è al suo primo lungometraggio.

THE MYTH OF THE AMERICAN SLEEPOVER
2010 (HD, 97′, col.)
regia, sceneggiatura/director, screenplay
David Robert Mitchell
fotografia/cinematography
James Laxton
montaggio/film editing
Julio C. Perez IV
scenografia/production design
Jeanine A. Nicholas
musica/music
Kyle Newmaster
suono/sound
Zach Seivers, J.M. Davey
interpreti e personaggi/cast and characters
Claire Sloma (Maggie), Marlon Morton (Rob), Amanda Bauer (Claudia), Brett Jacobsen (Scott), Nikita Ramsey (Ady Abbey), Jade Ramsey (Anna Abbey), Annette DeNoyer (Beth), Wyatt McCallum (Marcus), Mary Wardell (Jen Holland), Doug Diedrich (Steven)
produttore/producer
Adele Romanski
produzione/production
Roman Spring Pictures
vendita all’estero/world sales
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